Un Natale 2020 visto da Roma

Un Natale 2020 visto da Roma

scritto per un amico friulano

Le due madri di Giovanni Segantini è un dipinto che mette a confronto la maternità dell’animale con quella della giovane donna addormentata. Giovanni Segantini, Le due madri, 1889, cm 157 x 280. Milano, Galleria d’Arte Moderna

L’Azione Cattolica Italiana, con i suoi organismi centrali, possiede il privilegio di poter essere un ottimo osservatorio ecclesiale, culturale, sociale del panorama italiano. Nella prima ondata pandemica e nelle successive si è notata – attraverso svariati incontri su piattaforme web – una forma di resilienza diffusa. Le associazioni nei loro reticoli territoriali, sottoposte allo stress generalizzato della separazione, del distanziamento, della crisi relazionale ed economica, sono riuscite a manutentare i legami, a sviluppare forme di cura e prossimità, a moltiplicare segni di compassione e di tenerezza, a stimolare un fruttuoso scambio intergenerazionale, cercando di includere gli anziani e i meno fortunati.

S’è visto un surplus di creatività sul digital social, dove sono trasmigrate la quasi totalità delle attività. Per certi versi gli incontri si sono fatti più fitti e ampi rispetto alle tradizionali routine di vita associativa in presenza.

Sintetizzando alcuni “guadagni” maturati, mediamente si è sviluppata una sensibilità realistica sull’umano: siamo vulnerabili, piccoli, mortali, bisognosi di consolazione e di buone motivazioni – di fede innanzitutto – per reagire e guardare al futuro con speranza. Inoltre, l’esercizio al discernimento, la scrutatio della storia, comprese le storie feriali e apparentemente insignificanti di coloro che non appaiono nella cronaca, si è intensificato. Dai territori sono arrivate, e stanno arrivando, numerosissime e svariate richieste di ascolto, di formazione organizzata, di proposte di spiritualità da guidare, di ragioni per riprendere fiato e fiducia. Stiamo apprendendo come per il prossimo futuro sia necessario sviluppare delle modalità “blended” tra digitale e presenza, ovvero “non azioni miste e giustapposte” – della serie: meno incontri sul web e finalmente abbracciamoci in presenza” –, bensì di esperienze dove la tecnologia si sposa in un continuum con la modalità della presenza, prevedendo tempi più raccorciati e maggiore interattività. Per di più, e questo è ciò che ci conferma nella bontà della proposta associativa, che punta sulle mete programmatiche di Evangelii Gaudium, e quindi su una cultura della sinodalità e della fraternità, si può osservare un’AC sbilanciata sul fronte delle alleanze, pronta ad entrare nel numero di coloro che si adoperano come “artigiani di fraternità”, e narrano – prima con le mani o poi con la bocca – la bellezza e l’incanto del Mistero del Natale. Una delle riprove è il costituito Forum Lampedusa solidale

< https://www.facebook.com/ForumLampedusaSolidale/ > creato per l’iniziativa di don Carmelo la Magra, parroco di Lampedusa e Assistente dell’Azione Cattolica, il quale è riuscito a generare una rete di solidarietà aggregando credenti e non credenti, parrocchia-AC-chiese evangeliche, istituzioni, turisti, gente di passaggio. Una delle ultime iniziative – i più curiosi vadano ad approfondire utilizzando il link – è stata battezzata “La coperta di Yusuf” per celebrare in termini educativi la memoria del piccolo di 6 mesi, figlio di una 17enne, partito con la mamma dalla Guinea e morto in uno dei recenti naufragi a largo della Libia.

Mi piace terminare questo quadretto improvvisato, cucito con alcune considerazioni veloci, utilizzando l’arte. Non tutti conosceranno quest’opera di Segantini “Le due madri”, che potrebbe essere denominata “Presepe laico”. L’artista era un noto anticlericale, uomo dall’infanzia ferita, avendo perso la mamma all’età di 7 anni. Eppure qui si avvicina al cerchio della maternità con stupore. Si coglie in Segantini una ricerca “religiosa” di senso. Si noti la lampada (schermata quanto basta) collocata all’altezza del grembo delle due madri, evocazione inconsapevole del Figlio che è la vita e la luce degli uomini (cfr. Gv 1,4). Buon Natale!

Don Fabrizio De Toni

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Da una società paterna moltiplicazione di lavoro e lavori

Particolare di “San Giuseppe falegname” di Georges de La Tour
(1642 circa). 137×102 cm. Museo del Louvre, Parigi

Note a margine di “Patris corde

L’8 dicembre di quest’anno – a sorpresa – Papa Francesco è uscito con una Lettera apostolica dal titolo “Con cuore di padre”, che di fatto istituisce un anno da dedicarsi alla figura di San Giuseppe, padre putativo di Gesù, per meditare e celebrare la figura del celebre padre. La scelta trascende motivazioni convenzionali di spicciola devozione. In un tempo di crisi globalizzata di varia natura – etica, educativa, economica… aggravata ulteriormente per l’arrivo del virus killer – si intende fornire vie di fiducia. Una riguarda miratamente il lavoro e, precisamente, la Lettera al cap. 6° recita come titolo: “Padre (San Giuseppe ovviamente) lavoratore”.

Le società contemporanee, in primis quelle occidentali, più che paterne e generative assumono il volto di città arcigne, inospitali, fatte per i privilegiati e/o solo per chi già c’era da tempo. Potremmo definirle quindi: patrigne. È in atto una insidiosa tensione intergenerazionale tra adulti, che non mollano il posto di lavoro e non avviano processi di trasformazione ed inclusione lavorativa, e giovani che si scoraggiano (la famosa “neet generation”) o che covano una sensibilità ostile ai “vecchi”. Sapientemente e anticipatamente Papa Francesco non si preoccupa solo di favorire un principio di sana intergenerazionalità, bensì sollecita i corpi sociali ad acquisire una cultura e sensibilità paterna, generativa, costruttrice intraprendente e creativa di un futuro dove ci sia lavoro dignitoso che non estrometta nessuno, ad iniziare dai più giovani e svantaggiati.

Nelle note della Lettera San Giuseppe viene definito come padre “casto”. Ebbene, se le società, le organizzazioni, le città… gli adulti non imparano la castità, assumono strategie “impure”, possessive, ingorde, predatorie, si induriranno in una sterilità educativa, culturale e perciò anche economica, il cui esito alla fine sarà sterilità e scontentezza. Da tale prospettiva economico-culturale si possono evocare le potenzialità distruttive o le virtualità feconde sull’intero ecosistema ambientale ed umano.

Lungo i secoli, nella predicazione su San Giuseppe e il bambino/giovane Gesù probabilmente si è enfatizzato romanticamente l’apprendimento lavorativo nella bottega paterna. Oggi gli studi propendono per stabilire che, con ogni probabilità, il giovane di Nazaret trascorse anni nella “compagnia” dei discepoli del Battista, a scrutare le Scritture – immerso nel silenzio – e discernere la missio da intraprendere. Ciononostante, di sicuro – senza dover scomodare i Vangeli apocrifi – il piccolo Gesù ha armeggiato nell’officina di casa. Inoltre è parecchio verosimile la tesi che, assieme al padre Giuseppe, sia stato ingaggiato nella ricostruzione della vicina città di Seffori, distrutta dall’esercito romano nel 4 a.C. in seguito ad una ribellione, e trasformata quasi immediatamente da Erode Antipa in un gigantesco cantiere.

Il Vangelo è la prima fonte di Dottrina sociale della Chiesa, che viene praticata prima ancora di essere insegnata dallo stesso Gesù, artigiano-carpentiere come il padre. Quindi il Figlio assaggia la fatica, suda, apprende delle competenze professionali, apprezza la dignità del lavoro e il suo impatto sul cuore umano, gusta la bellezza di adoperare intelligenza e mani.

Papa Francesco esorta a recuperare la grammatica del lavoro, funzionale al bene dell’uomo e non all’accumulo di beni (di pochi). La disoccupazione, le ingiustizie sociali, la concentrazione scandalosa di ricchezze comporta degli impatti devastanti, ad iniziare dal tessuto e dalla tenuta famigliare. Il magistero di Bergoglio non perde occasione per stimolare ad una conversione delle priorità e dei modelli, ad una new economy. Desta stupore, pur non essendo una novità, osservare una sintonia sostanziale tra le visioni orientative e sapienziali di Bergoglio e i 17 obiettivi che le Nazioni Unite si sono dati con l’Agenda 2030. L’8° recita in un facile inglese “Decent Work and Economic Growth” (Lavoro dignitoso e sviluppo economico). Per quanti vogliano approfondire si rimanda al seguente link < https://www.un.org/sustainabledevelopment/ > .

Ed è interessante notare come gli altri 16 goals (obiettivi) concorrano di fatto a sostenere l’8°, quasi fosse il loro fratello più fragile ed insieme il loro punto di raccordo fondativo.

In un’opera della sua maturità artistica, il “Caravaggio francese” Georges de la Tour esprime il suo genio in “San Giuseppe falegname” (Louvre – 1642). Riportiamo qui solamente un dettaglio. Suggestivo lo sguardo paterno, consapevole e commosso, di chi si concentra sul Figlio, termine educativo del lavoro. Agli occhi dell’adulto corrispondono quelli dell’adolescente che, con le labbra socchiuse, rivelano stupore e gioia per aver appreso un dettaglio di abilità. Le dita della mano dell’adolescente, che riparano il lume in una bottega dall’atmosfera silenziosa e notturna, lasciano intravvedere in trasparenza le unghie sporche, segnale di un lavoro non pensato ma effettuato. La luce, a ben considerare, esce dall’incarnato del volto. A Natale Colui che è «la luce degli uomini» (Gv 1,4) mostrerà il suo volto, illuminerà il volto di padri e figli, rivelerà così il volto misterioso e tenero del Padre, e… racconterà il suo sogno sul lavoro e sulla famiglia umana.

Don Fabrizio De Toni

assistente nazionale Settore Adulti AC e Mlac

Dalla Newsletter del Mlac

https://mlac.azionecattolica.it/sites/default/files/Newsletter_20dicembre2020.pdf

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Nell’educazione abita il seme della speranza.

Intervento al Webinar tenutosi il 26 novembre (Forum Internazionale di Azione Cattolica – Fiac)

 Educare ed educarci all’accoglienza, aprendoci ai più vulnerabili ed emarginati.

Il panorama globale di frammentazione, conflittualità e disorientamento – esasperato dall’attuale pandemia che nessuno risparmia – evocato e narrato dall’Enciclica “Fratelli tutti”, che vi dedica l’intero primo capitolo, rende evidente la bontà del rilancio dell’iniziativa per un Patto educativo globale voluto da papa Francesco.

Il cambio repentino d’epoca in un contesto di scardinamento dei paradigmi sociali, culturali ed economici, favorito dalla velocità impressionante dell’evoluzione tecnologica, e dal digital and educational divide, invoca un accordo sinergico e globalizzato sul fronte educativo. Aderiamo, perciò, con convinzione e con entusiasmo al progetto di una alleanza che trasformi idealmente l’umanità in un villaggio educativo, nel quale ci si senta coinvolti con i giovani e per i giovani, in termini inclusivi.  Vogliamo generare – a partire dagli svantaggiati e scartati – un’umanità fraterna, giusta, solidale, riconciliata, che abbia a cuore ciò che è bello, nobile, vero (cfr. Rm 12,2).

 Ci piace la prospettiva di un lavoro sinergico, di una co-progettazione poliedrica e non omologante, che si tenga alla larga da forme di utopia ingenue, dal conformismo che appiattisce e ruba la passione, dall’individualismo dilagante. Suggestiva la metafora musicale – che sta a indicare finalità, motivazioni e metodo – dell’armonia e della sinfonia, la quale esprime il proposito di tenere insieme tutto ciò che buono.

Come si sta muovendo l’AC in Italia specificatamente sul quinto punto: “Educare ed educarci all’accoglienza, aprendoci ai più vulnerabili ed emarginati”?

Da anni, ed ora in concomitanza con il magistero di papa Francesco con maggiore vivacità, l’AC ha promosso una “politica”, ovvero una cultura e una prassi, delle alleanze, all’interno del mondo ecclesiale ed anche oltre i suoi precisi recinti, andando ad attivare cooperazioni con i territori, il terzo settore, le istituzioni scientifiche e le aggregazioni di base, con lo spirito di una vera apertura “ecumenica”.

L’ACI sovente si è fatta capofila ideatrice di alleanze, oppure ha risposto all’appello di co-fondarle od unirsi attorno ad un obiettivo comune. Nel sito dell’AC nazionale trovate una pagina interamente dedicata al capitolo delle alleanze < https://azionecattolica.it/lac-costruisce-alleanze >. In atto se ne possono contare ben 12. Segnaliamo a titolo esemplificativo e coerentemente con la tematica in oggetto: L’Alleanza contro la povertà in Italia, che è riuscita anche a favorire dei dispositivi legislativi per contrastare l’emarginazione sociale; Bambini d’Italia, per la quale si è fatto pubblico supporter papa Francesco, che ha come obiettivo di considerare cittadini italiani tutti i bambini che sono nati o che frequentano le scuole in Italia; Chiudiamo la forbice: dalle disuguaglianze al bene comune, che intende promuovere l’integrazione sociale ponendo attenzione all’alimentazione, al diritto alla mobilità e alla pace; Ero straniero, che si coalizza per formulare una legge di iniziativa popolare per l’inclusione sociale e lavorativa; Questo è il mio corpo, tesa a contrastare il fenomeno della tratta e dello sfruttamento sessuale.

Insieme e accanto a queste alleanze di forte valenza istituzionale e di lungo periodo, l’ACI in questi anni si è mobilitata per allacciare forme di co-working educativo più stretto – confrontandosi su alcune tematiche sensibili e strategiche – assieme all’Agesci e al Movimento dei Focolari. Su questo arazzo di livello nazionale si tessono pure delle scene sulle quali si impegnano di volta in volta parti dell’AC.

A titolo di esempio, il Movimento Lavoratori sta potenziando il “Bando di Progettazione Sociale”, dialogando con Caritas Italiana e con l’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI. È una proposta che, sia a monte che a valle – si pensi all’impatto sinergico e virtuoso sui territori –, sposa la logica del lavorare in rete.

Oppure, l’Area famiglia e vita sostiene e incoraggia buone pratiche di solidarietà relazionale ed economica tra famiglie e per le famiglie, nel tessuto delle parrocchie dove agisce l’AC. Tali pratiche potremo simbolicamente denominare con la dicitura: “Adotta una famiglia”.

Avvicinandoci al tessuto delle alleanze e delle progettazioni educative condivise sui territori, notiamo una fecondità che incoraggia e stupisce. Riempie di consolazione sapere della nascita di una Sezione carcere dell’Azione Cattolica di Rossano (Cs), che è riuscita a creare all’interno della struttura penitenziaria di massima sicurezza – tra i detenuti – un gruppo di 27 aderenti all’associazione, i quali seguono il metodo formativo predisposto dal Settore Adulti;

Per il Forum Lampedusa solidale spendiamo alcune righe di approfondimento. Il Forum Lampedusa Solidale

< https://www.facebook.com/ForumLampedusaSolidale/ > si è avviato e costituito (informalmente) grazie – in primis – all’intraprendenza dell’Azione Cattolica lampedusana e del suo Assistente, che sono riusciti a catalizzare 5 anni fa associazioni cattoliche, chiese evangeliche, enti di volontariato, istituzioni, semplici cittadini… credenti e atei, isolani, turisti, gente di passaggio. Il Forum investe energie per coordinare l’ospitalità e l’integrazione possibile dei migranti, per promuovere una cultura della solidarietà e dei diritti, azioni di vicinanza ai malati e agli svantaggiati, recupero delle storie di quanti hanno perso la vita sepolti nel mare durante i viaggi della speranza.

L’ultima ideazione è stata battezzata “La coperta di Yusuf”. L’11 di novembre, il piccolo Yusuf di 6 mesi partito assieme alla giovanissima madre dalla Guinea non ce l’ha fatta a sopravvivere all’ennesimo naufragio del gommone, sul quale si trovava, davanti alle coste dell’isola. La coperta, cucita con ritagli di coperte che arrivano da tutt’Italia accompagnati da narrazioni di speranza e di solidarietà, ha già raggiunto dimensioni straordinarie.

Il sogno di un nuovo umanesimo non può essere lasciato alle élites politiche o alle istituzioni internazionali (top down), va coltivato e perseguito primieramente con un movimento che parta dal basso, esito di una cittadinanza dinamica e attiva (down top), nella quale la Chiesa e l’AC esercitino un servizio da apripista, simile al lievito nella pasta della storia, chiamando a raccolta ogni forza sana ad entrare nell’intuizione profetica avuta dal suo pastore: il Global compact on education. Come Azione Cattolica Italiana non vogliamo perdere tempo, desideriamo cingerci i fianchi e immischiarci, con umiltà e fiducia.

FIACIFCA – Forum Internazionale Azione Cattolica (catholicactionforum.org)

Don Fabrizio De Toni

assistente nazionale Settore Adulti AC e Mlac

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