Santità a due a due

  • Christian de Chergé, Luc Dochier, Christophe Lebreton, Michel Fleury, Bruno Lemarchand, Célestin Ringeard e Paul Favre-Miville. Sono i nomi dei sette monaci di Tibhirine uccisi il 21 maggio 1996 in Algeria per mano del Gruppo Islamico Armato.

 

 

 

 

Audio omelia 01.11.2018

 

Tutti i Santi

Letture Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

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Servi con il servo

 

Audio omelia 21.10.2018

XXIX Domenica del Tempo Ordinario

Letture Is 53,10-11; Sal 32; Eb 4,14-16; Mc 10,35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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Generati per abbracciare!

Audio omelia 07.10.2018

XXVII Domenica del Tempo Ordinario

Letture Gen 2,18-24; Sal 127; Eb 2,9-11; Mc 10,2-16

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

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Domenico Marino Intelligenza artificiale con–tro intelligenza umana?

Sabato 6 ottobre 2018, presso la sala conferenze del dipartimento DIGIEC dell’università mediterranea di Reggio Calabria, si è tenuto il Seminario Nazionale organizzato dal MLAC dal titolo: “Intelligenza artificiale con–tro intelligenza umana?”.

Il dott. Domenico Marino, docente di Politica economica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha illustrato come l’intelligenza artificiale non è semplicemente uno strumento di innovazione tecnologica ma è anche capace di influenzare il nostro modello di comportamento. Ne è un esempio l’uso dello smartphone che, oltre ad aver cambiato il nostro stile di vita, ha permesso, attraverso le nostre iterazioni, di fornire una serie di informazioni sui nostri gusti, passioni, hobby, etc… utilizzate poi per operazioni di marketing e non solo.

Il dott. Marino ha messo in luce inoltre come l’intelligenza artificiale oggi si sia spinta oltre:  se prima l’azione compiuta da un robot scaturiva da un input a cura del programmatore, oggi gli stessi sono in grado di prendere decisioni autonome e di imparare dall’esperienza, dai propri errori (machine Learning).

Tutto questo apre interessanti scenari soprattutto per le fasce deboli dove l’intelligenza artificiale è in grado di superare e/o supportare alcune disabilità anche se lo scoglio maggiore resta comunque il problema degli investimenti.

In tema della tutela dei diritti del lavoratore e della persona, ha sottolineato il dott. Marino, l’attenzione non deve essere solo nella produttività riscoprendo necessariamente l’importanza della promozione dell’essere umano. L’intelligenza artificiale quindi pone sicuramente dei vantaggi in questo senso ma è anche chiaro che vi sono dei rischi, averne coscienza permette di costruire un mercato del lavoro non solo più produttivo ma anche più equo.

Di seguito è possibile ascoltare l’intera relazione “l’intelligenza artificiale nella nostra vita” del dott. Domenico Marino.

 

 

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Chiara Scardicchio: “Attraversare la fragilità e la morte”

 

 

 

 

 

Giunta all’ultimo anno,  l’esperienza della settimana di laboratorio “Secondo Annuncio” , svoltasi dal 1 all’ 8 luglio a Santa Cesarea Terme (LE) presso la casa diocesana “Oasi Martiri Idruntini“, ha dato voce a buone pratiche di annuncio concentrandosi sullo sperimentare la fragilità e vivere il proprio morire.

Di seguito è possibile ascoltare la relazione della dott.ssa Antonia Chiara Scardicchio “Attraversare la fragilità e la morte”.

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Grazia Papola: “La misura dei giorni. L’esperienza di Giobbe”.

 

E’ giunta all’ultimo anno l’esperienza della settimana di laboratorio “Secondo Annuncio” svoltasi dal 1 all’ 8 luglio a Santa Cesarea Terme (LE) presso la casa diocesana “Oasi Martiri Idruntini“.

In questi anni il progetto ha raccolto, analizzato e rilanciato buone pratiche di annuncio nei passaggi fondamentali della vita:

  1. generare e lasciar partire (l’esperienza della genitorialità nelle sue varie fasi)
  2. errare (nel significato di esplorare e di sbagliare)
  3. legarsi, lasciarsi, essere lasciati (l’esperienza degli affetti)
  4. appassionarsi e compatire (il lavoro e la festa, la politica, il volontariato…)
  5. sperimentare la fragilità e vivere il proprio morire

Di seguito è possibile ascoltare la relazione di Sr. Grazia Papola “La misura dei giorni. L’esperienza di Giobbe”.

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Shahrzad e Marcuzzo – Cattolici e Islam … “Conversazioni a Spello”

 

Il 15 settembre presso Casa San Girolamo  “Conversazioni a Spello”.

La conferenza dal titolo “Cattolici e Islam”, moderata dal giornalista Piero Pisarra, ha visto al centro gli interventi della professoressa Shahrzad Houshmand Zadeh, teologa e docente di Studi islamici presso la Pontificia Università Gregoriana, e di mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vescovo titolare di Emmaus, ausiliare di Gerusalemme e vicario patriarcale per la Palestina.

Di seguito è possibile ascoltare l’audio de “Conversazioni a Spello: Cattolici e Islam”.

 

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Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato

 

Audio intervento 30.09.2018

Breve lectio

Lettera agli Ebrei 1,1-6

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.  Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.

Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto:

Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?

E ancora:

Io sarò per lui padre

ed egli sarà per me figlio?

Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice:

Lo adorino tutti gli angeli di Dio. 

 

 

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Terza tappa Adulti Ac: discernere.

Adulti Ac: Consegna della terza tappa dedicata alla dimensione spirituale, ecclesiale e pastorale del discernimento in ascolto del Vangelo di Luca 12, 54-57:

Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?

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L’evangelizzatore è sempre un uomo ferito e risanato

Video commento del Vangelo di Domenica 9 settembre 2018 (Mc 7,31-37):

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

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