La bellezza di essere figli

 

 

 

 

 

 

Audio Omelia 07.01.2018

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BATTESIMO DEL SIGNORE

Letture Is 55,1-11; Is 12; 1Gv 5,9; Mc 1,7-11.

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

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Stelle traccianti

 

Audio Omelia 06.01.2018

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EPIFANIA DEL SIGNORE

Letture Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,23.5-6; Mt 2,1-12.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

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Nessuna famiglia da rottamare

 

 

 

 

 

 

Audio Omelia  31.12.2017

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SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

Letture Gen 15,1-6 21,1-3; Sal 104; Eb 11,8.11-12.17-19; Lc 2,22-40.

Dal Vangelo secondo Giovanni Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

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Ricordare, portare al cuore

 

 

 

 

 

 

Qualche giorno fa in un tweet scrivevo:

“Fa bene ricordare (portare al cuore) gli eventi vissuti. Dalla memoria arriva un desiderio di futuro. Non siamo soli. Abbiamo Qualcuno che ci apre alla speranza!”.

È con questo spirito che ho implementato i miei canali social con foto e video di momenti di vita vissuta nelle comunità, in famiglia e in viaggio.

Qui di seguito ne condivido i vari link…

Ricordi di famiglia…

Anniversario  di matrimonio dei miei genitori

Viaggi …

Pellegrinaggio in Terra Santa (2008)

Oxford (2009)

Spagna 1 ; Spagna 2 ; Spagna 3 ; Spagna 4 ; Spagna 5 ; Spagna 6 ; Spagna 7   (2010)

India 1 ; India 2 ; India 3 ; India 4 ; India 5 ; India 6 (2010)

Camaldoli (2011)

Sardegna (2011)

Tour & Pellegrinaggio in Polonia (2013)

Tour & Pellegrinaggio in Puglia (2014)

Perù (2014)

Parrocchia di Prata …

Video vari 

Parrocchie di Villotta-Basedo e di Taiedo-Torrate …

Entrata nella parrocchia di Taiedo-Torrate

M’illumino di meno (2017)

I giovani salutano Don Fabrizio

Saluto a Don Fabrizio 8 ottobre 2017 

Video saluto con alcuni momenti di vita comunitaria nelle parrocchie TVTB

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Asini alitanti

 

 

 

 

 

 

Audio Omelia  25.12.2017

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NATALE DEL SIGNORE

Letture Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

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Facce da funerale

 

 

 

 

 

L’Angelo dell’Annunciazione (1925)
di Glyn Warren Philpot
The Royal Pavilion &  Museums di Brighton and Hove

 

 

Audio Omelia 24.12.2017

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IV DOMENICA DI AVVENTO

Letture 2Sam 7,1-5.8-12.14.16; Sal 88; Rm 16,25-27; Lc 1,26-38.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

 

 

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Francesco e Maria in Evangelii Gaudium

“Madonna del Magnificat” Sandro Botticelli

Galleria degli Uffizi – Firenze

 

 

 

 

 

 

 

Chiusura classica, mariana, ma non scontata quella di Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. Maria entra a pieno titolo nell’azione riformatrice e nella conversione missionaria della chiesa tanto da essere definita ‘Madre dell’evangelizzazione’. Cinque brevi numeri dai quali emergono delle coordinate utili per la spiritualità laicale. Nel testo si lega insieme, con un procedere libero e pieno di calore senza schematismi razionali, la dimensione materna e quella credente di Maria. Evitando così di perdere da una parte una presenza di accompagnamento e di consolazione tipici della madre, e dall’altra di scadere in devozionalismi sdolcinati e per nulla evangelici. Rifacendosi alla passione di Giovanni, tutta tessuta di rimandi simbolici, viene richiamato che nell’: <<Ecco tua Madre!>> (cfr Gv 19,26-27) Gesù stesso affida al discepolo amato, ovvero alla chiesa amata la sua stessa madre. Contravvenendo ad un refrain della predicazione mariana, EG non parla in prima battuta di ‘Maria che ci conduce a Gesù’ o di ‘Madre che ci porta al Figlio’, verità peraltro cristallina, ma in termini più suggestivi di ‘Cristo che ci conduce a Maria’. Ce l’affida, ce la consegna allargando il cuore materno di Maria. Quindi EG la presenta come vera madre, di quelle che camminano accanto. <<Missionaria che si avvicina a noi… combatte con noi ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio>>. Poi prosegue valorizzando la pietà popolare mariana, come luogo di consolazione e di sano recupero delle energie per un cammino di fedeltà al vangelo. Direi che la parte più densa e consistente è dedicata a Maria come donna di fede, come discepola del Figlio. Mi piace richiamare la pagina provocatoria dei sinottici (vedi ad es. Lc 8,19-21) dove Maria in visita con il suo clan si sente rispondere da Gesù, in termini apparentemente irriguardosi: <<Mia madre e i miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica>>. San Agostino argomentava in modo “scandaloso” che Maria è certamente più grande come discepola che come madre. Proprio perché obbediente (da ob audire), discepola dell’ascolto libero e operativo, ella diviene feconda, generativa, madre della Parola. Sotto questo profilo va considerata come <<modello ecclesiale per l’evangelizzazione>>. Ovvero discepola esemplare ed attraente. Per rinforzare la sua idealità evangelica, EG fa appello ad un celebre assioma dei padri della chiesa, il quale parafrasando risuona così: ciò che si intende di Maria può essere inteso della chiesa, e viceversa ciò che si intende della chiesa può essere inteso di Maria. Qui riporto in fila una galleria di espressioni di EG con un briciolo di libertà, i cui rimandi biblici sono facilmente intuibili. <<Maria si è lasciata condurre dallo Spirito attraverso un itinerario di fede… Conserva le cose meditandole nel suo cuore… Lodava Dio… E’ donna orante e lavoratrice a Nazaret… Non le sono mancate fasi di aridità, di nascondimento e di fatica vivendo nell’intimità con il mistero… E’ colei che parte dal suo villaggio per aiutare gli altri>>. Discepola umanissima, colma di tenerezza, non esentata da incertezze e prove. Madre eppure sorella. Mi permetto, soffermandomi su un paio di questi passaggi, di sottolineare la sua serietà nel discernimento. Vocazionale anzitutto. E’ da togliersi dalla testa che giovane ragazza sia arrivata al suo “si” in modo automatico e superficiale. Ha indagato, si è interrogata ed ha interrogato il Signore, lottando con Colui che la chiamava, cercando di decifrare il progetto che le veniva proposto. Nella scena della natività la sorprendiamo meditativa. Si sforza di andare in profondità, di scrutare il senso di ciò che accadeva per coglierne la verità e la bellezza. Non un’oca giuliva in balia degli eventi, una adolescente ammalata di protagonismo e circuita da Dio. Piuttosto, intelligente, da intus-legere, desiderosa di scavare e di andare in profondità. Ed infine creatura grata, sulla cui bocca è fiorito il Magnificat, il canto della gratitudine condiviso con la chiesa primitiva. In lei non ci sono narcisismi e stati emotivi da fanatica. Il suo discernimento è lucido  e perciò prova gioia, legge le tracce evidenti dell’amore di Dio, gusta la tenerezza dell’Altissimo, nasce in lei come una sorpresa la gioia e non può fare a meno di liberare l’entusiasmo cantando e lodando. Non è raro che nei nostri circuiti associativi ed ecclesiali per timore di essere eccessivi, e figli di alcuni vecchi principi della serie <<chi si loda si imbroda>> o di un mal inteso <<quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato dite: “Siamo servi inutili”>> (Lc 17,10) si finisca con l’essere freddi ed ingrati, mortificando la gioia che domanda di uscire allo scoperto, perdendo una grossa occasione per contagiare e per evangelizzare. Maria è come un’operatrice pastorale o una/un laica/o che ‘prende l’iniziativa, non dorme; si coinvolge e coinvolge con libertà; accompagna in modo amorevole e generoso l’impresa missionaria della chiesa; fruttifica; festeggia’ (cfr. il titolo del n° 24 di EG). Orientamenti suggestivi per il cammino formativo credente, di quanti vogliono dentro agli ambienti relazionali, professionali, domestici, sociali raccontare e praticare il Vangelo, sentendosi incoraggiati dalla Madre.

Don Fabrizio

Articolo tratto dalla rivista “Segno” dell’Azione Cattolica Italiana

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Laudato SI’

 

Venerdì 7 luglio, nel corso della settimana di laboratorio del progetto “Secondo annuncio“, Simone Morandini è intervenuto sul tema dell’appassionarsi attraverso un approfondimento sull’Enciclica ‘Laudato Si’ seguito dalla relazione di S.E. Luigi Renna.

Di seguito l’audio dell’ intervento di Simone Morandini

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e l’audio della relazione di S.E. Luigi Renna

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La caduta delle maschere e lo svelamento delle passioni.

Mercoledì 5 luglio, nel corso della settimana di laboratorio del progetto “Secondo annuncio“, Sr. Grazia Papola ha affrontato il tema delle passioni attraverso le figure di Qoelet, Elia e Giona. Nella sua relazione, “La caduta delle maschere e lo svelamento delle passioni”, ha sottolineato come spesso può capitare di costruirsi un’immagine di Dio a misura delle proprie paure, rischiando di paralizzare la propria vita, impedendoci di giocarci per qualcosa di bello. Il rapporto con Dio si trasforma così in un rapporto calcolato, perfettamente in linea con norme e precetti ma non libero di andare in profondità. E’ l’immagine di un Dio duro che di fatto ci rende incapaci di far pulsare la vita dentro a tutto ciò che facciamo.

Di seguito l’audio del suo intervento.

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Sr. Grazia Papola è una suora orsolina di san Carlo. Ha conseguito il baccalaureato in teologia alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, la Licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico e il dottorato in Teologia Biblica alla Pontificia Università  Gregoriana. Insegna all’Istituto di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona.

 

 

 

 

 

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Lucia Vantini. Appassionarsi e compatire. Storie di desiderio

Martedì 4 luglio, nel corso della settimana di laboratorio del progetto “Secondo annuncio“, la filosofa Lucia Vantini si è soffermata sui termini passione, compatire e desiderio dal punto di vista antropologico e teologico.

Nella sua relazione, “Appassionarsi e compatire. Storie di desiderio“, ha sottolineato come le passioni possono parlarci di godimenti che possono essere vissuti come anticipazioni di una salvezza iniziata e non ancora compiuta da spartire nella compassione. Nelle passioni c’è una forza trasgressiva e creatrice che ci fa resistere al male che mortifica la vita e ci conduce ad aprire il nostro sguardo a qualcosa di più profondo invitandoci a tornare all’elementare della nostra vita acceso e risvegliato dall’amore di Cristo che tocca il nostro desiderio.

Le esperienze di secondo annuncio possono istruirci se le sappiamo ascoltare. Quando nelle stesse riusciamo ad individuare che il punto di connessione tra quello che è Gesù e quello che siamo noi è il ritornare all’elementare della vita potremmo affermare di averle sapute ascoltare veramente.

Di seguito l’audio del suo intervento.

 

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