Pasqua come apertura

 

 

R. Magritte, Chiaroveggenza, 1936
 

 

 

Audio Omelia 31.03.2018

Veglia Pasquale nella notte Santa

Letture Gen 1,1-2,2; Sal 103; Gen 22,1-18; Sal 15; Es 14,15-15,1; Es 15,1-7a.17-18; Is 54,5-14; Sal 29; Is 55,1-11; Is 12, 2-6; Rm 6,3-11; Sal 117; Mc 16,1-7

 

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.

Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.

Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

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Meditazione sul mistero della croce

 
Donatello, Crocifisso. 1403-1406. Firenze, Basilica di Santa Croce.
Donatello, Crocifisso, 1440-1445 circa, chiesa dei Servi di Maria, Padova

Audio “Meditazione sul mistero della croce”

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Pierpaolo Triani. Le coordinate pedagogiche dell’attuale impegno educativo dell’Azione Cattolica

 

Audio della relazione di Pierpaolo TRIANI

Venerdì 16 marzo scorso, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, si è svolto il convegno L’impegno educativo dell’Azione cattolica italiana in centocinquant’anni di storia.

Fra i relatori Pierpaolo Triani, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Triani nel suo intervento ha messo in evidenza le coordinate pedagogiche dell’attuale impegno educativo dell’Ac analizzando:

  • le linee culturali e operative in campo educativo nell’ultimo periodo della storia dell’Ac;
  • i cambiamenti che hanno interpellato la riflessività pedagogica dell’associazione;
  • le possibili traiettorie da percorrere.

Molti sono stati i richiami alle linee guida date da Papa Francesco all’associazione compreso l’ impegno richiesto all’Ac di integrare quanto fatto in questi anni e quanto è ancora possibile aggiungere nel cammino futuro.
Proprio dando uno sguardo al futuro Triani ha segnalato la necessità di rilanciare la formazione individuale; di  mantenere la centralità della vita parrocchiale imparando però ad attivare progetti, e non nuove strutture; di farsi carico delle urgenze formative della comunità ecclesiale e sociale quali la formazione dei genitori, formazione alla mondialità, formazione politica; di valorizzare i nuovi media e i nuovi linguaggi.

 

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Adrenalina o naftalina?

Crocifisso di Santo Spirito di Michelangelo Buonarroti
Conservato nella sagrestia della basilica di Santo Spirito a Firenze

 

 

 

 

 

Audio Omelia 11.03.2018

IV Domenica di Quaresima

Letture 2Cr 36,14-16.19-23; Sal 1368; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

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Camminare (sempre) insieme al popolo di Dio

Annunciamo il percorso disegnato per i prossimi due convegni per le presidenze diocesane. Sarà affrontata la tematica del “santo popolo di Dio in cammino”. Innanzitutto quest’anno sul versante pastorale con tutte le sue implicanze etiche e sociali, compreso il fenomeno della pietà popolare, il prossimo su quello dei contesti urbani sfarinati e complessi abitati dal popolo. Nelle assemblee cercheremo di evitare un approccio elucubrativo ed accademico. Faremo piuttosto, senza rinunciare all’analisi teologica e al confronto, un “bagno di popolo”, un’immersione nell’esperienza, nei colori e negli odori del popolo. Il magistero di papa Francesco, Evangelii Gaudium (EG) in primis, si fonda sulla Teologia del popolo. Essa è nata da una scuola argentina (scuola di Buenos Aires), all’indomani del Vat II, per trovare delle traduzioni ecclesiali proprie per l’America Latina della categoria biblica e conciliare della chiesa immaginata come popolo di Dio (Lumen Gentium Cap. II). La Teologia del popolo, di cui Francesco è sia figlio che padre, si pone nel solco delle teologie della liberazione in modo originale. In comune con esse ha l’amore per i poveri e la tensione per una liberazione integrale dell’uomo. Il sostantivo più ricorrente in EG è “popolo”, utilizzato ben 164 volte. La chiesa come santo popolo di Dio, e conseguentemente la Teologia del popolo, sono il luogo da cui Papa Francesco elabora il suo pensiero. Badate bene che l’operazione riflessiva non viene condotta a tavolino, ma dentro al popolo, in un corpo a corpo che consente di conoscerne le aspirazioni, di annusarne le condizioni, di soffrirne le pene, di goderne i segni di libertà. Fare chiarezza sulla pietra fondante del suo magistero ci permette di comprendere l’insistenza su alcuni capitoli decisivi. Ecco introdotta la convinzione che il popolo di Dio non è in prima battuta il destinatario dell’azione evangelizzatrice. Esso è piuttosto l’attore principale, il soggetto evangelizzante. La chiesa è o non è popolo chiamato ad uscire per narrare la bellezza della misericordia? La pietà popolare, modalità con la quale si esprime con spontaneità il popolo di Dio, diventa così una potente confessione di fede, la via ordinaria con la quale si trasmette la gioia di credere. I nostri approcci occidentali alla religiosità popolare sono in prima battuta sospettosi e critici. Immediatamente la si avverte come realtà da purificare ed evangelizzare, piuttosto che come forma autorevole e dalla quale imparare di narrazione evangelica, con delle ripercussioni notevoli di tipo culturale, sociale e financo politico. La stessa relazione pastori e popolo è invitata a convertirsi. Il pastore quindi la smetta di pretendere di stare di fronte al popolo, pontificando dalla cattedra e pretendendo docilità senza previo ascolto. A Cartagena in Colombia nel viaggio apostolico del settembre 2017, intrattenendosi con un gruppo di 65 gesuiti, il Papa se ne è uscito dicendo: “Il popolo di Dio ha olfatto… a volte il nostro compito consiste nel metterci dietro (tipica posizione del discepolo)… Il pastore deve assumere tutti e tre gli atteggiamenti: avanti a segnare la strada, in mezzo per conoscerlo, dietro perché nessuno resti dietro”. Se il pastore si incaponisce di non mollare affatto la sua posizione di capo fila cadrebbe nel clericalismo becero e arrogante, chiuderebbe le orecchie alla voce dello Spirito che esce dalla bocca del popolo, non avvierebbe una cammino di vera sinodalità e corresponsabilità. Starsene inesorabilmente nel mezzo lo porterebbe al qualunquismo e a scomparire nella massa rinunciando ad un servizio di vigilanza e di paternità. Attardarsi inesorabilmente sempre tra le retrovie lo condannerebbe a perdere lucidità e profezia. Da ultimo vorrei metter in luce il popolo di Dio come “luogo teologico”, come fonte da cui elaborare una teologia che abbia a cuore la storia. Papa Francesco esorta i teologi ad entrare nel grembo del popolo per ascoltarne aneliti e patimenti, per apprendere dal suo fiuto e istinto della fede (sensus fidei) che discerne gli impulsi dello Spirito. Quindi la teologia del popolo la si fa a partire dal popolo. Esiste una teologia pratica del popolo vissuta nella quotidianità, nella preghiera, nella pratica delle opere di misericordia, formulata con il suo apparato simbolico più che razionalizzando. Avviandoci a concludere, mi piace riportare le parole provocatorie di Papa Francesco rivolte ai membri del FIAC il 27 aprile del 2017: “L’Azione Cattolica non può stare lontano dal popolo, ma viene dal popolo e deve stare in mezzo al popolo. Dovete popolarizzare di più l’Azione Cattolica. Non è una questione d’immagine ma di veridicità e di carisma. Non è neppure demagogia, ma seguire i passi del maestro che non ha provato disgusto per nulla. Per poter seguire questo cammino è bene ricevere un “bagno di popolo”. Condividere la vita della gente e imparare a scoprire quali sono i suoi interessi e le sue ricerche, quali sono i suoi aneliti e le sue ferite più profonde; e di che cosa ha bisogno da noi. Ciò è fondamentale per non cadere nella sterilità di dare risposte a domande che nessuno si fa. I modi di evangelizzare si possono pensare da una scrivania, ma solo dopo essere stati in mezzo al popolo e non al contrario”. Il populismo e la demagogia parlano alla pancia e sono interessati ad imbonire, qui al contrario si parla al cuore per stanare e far uscire l’AC con tutto il suo patrimonio migliore. Ci uniamo volentieri allora al santo pellegrinaggio e alla santa carovana del santo popolo di Dio.

Don Fabrizio De Toni (Assistente Nazionale settore Adulti AC)

Articolo tratto dalla rivista dell’Azione Cattolica Italiana “Segno” (Numero 1 – Marzo 2018).

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Garbo che fa lo sgarbo al Vangelo

Audio Omelia 04.03.2018

III Domenica di Quaresima

Letture Es 20,1-17; Sal 18; 1Cor 1,22-25; Gv 2,13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

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Vian – “Card. Marco Cé”

Casa Leonori (Santa Maria degli Angeli – Assisi),  29 gennaio – 01 febbraio 2018

“Memoria del futuro. Da 150 anni il prete a servizio dell’AC”

Il Convegno è stata anche occasione per conoscere alcune figure di assistenti che hanno segnato con la loro presenza tappe significative della storia dell’AC.

Di seguito è possibile ascoltare l’intervento di Giovanni Vian (Università Cà Foscari Venezia) sulla figura del“Card. Marco Cé”.

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Una flebo di speranza

Audio Omelia 25.02.2018

II Domenica di Quaresima

Letture Gen 22,1-2.9.10-13.15-18; Sal 115; Rm 8,31-34; Mc 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

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Cuori di ghiaccio

 

Audio Omelia 14.02.2018

Mercoledì delle Ceneri

Letture Gl 2,12-18; Sal 50; 2Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

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