Carne

 

 

 

 

 

 

 

Audio Omelia 15.06.2017

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Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

 

Letture Dt 8,2-3.14-16; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

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Amore… solo per amore!


 

 

 

 

 

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Audio Omelia 11.06.2017

Santissima Trinità

 

Letture Es 34,4-6.8-9; Dn 3,52-56; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-18

Dal Vangelo secondo Giovanni

 

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.


Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.


Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

 

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Spirito dell’integrazione

Pentecoste, Roma, Pantheon. Al termine della Santa Messa, dall’occhio della Basilica scende una copiosa nuvola di petali di rose rosse, segno della discesa dello Spirito Santo.

 

 

 

 

Audio Omelia 04.06.2017

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Domenica di Pentecoste

 

Letture At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,3b-7.12-13; Gv 20,19-23

Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

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Metti in circolo la gioia

 

 

 

 

 

Venerdì 26 maggio 2017

Audio dell’intervento di Don Fabrizio De Toni, assistente unitario, alla Veglia Diocesana per la festa dell’ACR e adulti AC a Tamai

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Ascendere per … ‘andare’

Ravenna Mausoleo di Galla Placidia – Gesù Cristo Buon Pastore

 

 

 

 

 

Audio Omelia 28.05.2017

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Ascensione del Signore

Letture At 1,1-11; Sal 46; Ef 1,17-23; Mt 28, 16-20

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

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Speranza da raccontare

Aletheia (ἀλήθεια) in greco “dischiudimento”, “svelamento”, “rivelazione” o “verità”.

 

 

 

 

Audio Omelia 21.05.2017

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VI Domenica di Pasqua

 

Letture At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

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In margine alla Visita Pastorale

Il Viandante sul mare di nebbia  è un dipinto a olio su tela del pittore romantico tedesco Caspar David Friedrich, realizzato nel 1818

Tutti sanno che domenica 10 settembre andremo ad aprire la Visita Pastorale. Il documento che la illustra ‘Oggi devo fermarmi a casa tua’ (Lc 19,5) contiene una inquadratura teologica ed ecclesiale e termina con una parte tecnica. Al di là di alcuni contenuti innovativi, come l’enfasi data all’ascolto o il primato dato alla ‘flessibilità’ nel disegnare l’itinerario effettivo della VP in ogni singola unità pastorale, vi colgo una volontà di avviare e sostenere dei processi pastorali. In Evangelii Gaudium ai numeri 222-225 Papa Francesco insiste su un principio interpretato in chiave pastorale che recita ‘Il tempo è superiore allo spazio’, dove esorta a non riempire l’agenda di progetti, impegni, eventi diventando matti con la pretesa titanica e adolescenziale di arrivare immediatamente al risultato, di fare colpo agguantando il successo. Ciò che conta è avviare… processi,  una marcia nel tempo e dandosi tempo, passo dopo passo, tendendo all’orizzonte indicato dallo Spirito. La spiritualità della strada domanda pazienza, libertà di cuore, fiducia. Una serie di processi sono già avviati. Di essi è saggio prenderne consapevolezza e sostenerli. Uno dei processi prioritari è la sinodalità. Parafrasando San Giovanni Crisostomo si può sostenere che la Chiesa è sinodale (syn-odòs ovvero camminare insieme, sulla stessa strada) o non è chiesa. Da qui l’importanza degli organismi di partecipazione, come il Consiglio Pastorale, dove esercitarsi nel discernimento comunitario. Splendido osservare l’evoluzione degli operatori pastorali che superano il livello logistico, la smania di occuparsi solo di sagre e di processioni, per interrogarsi con il Vangelo alla mano sui passi da effettuare. La sinodalità è fatta di ascolto, tempi distesi senza fretta, superamento delle logiche aziendali dove il parroco pensa con alcuni eletti e incontra i rimanenti per distribuire incarichi. Strettamente collegato con la sinodalità è il processo di maturazione di una vera corresponsabilità laicale. E’ evidente che l’antico modello del prete nordico-italiota tuttofare, imponente macchina ideativa e organizzativa, non regge, anzi emerge in tutto il suo clericalismo. La scoperta della dignità laicale, cinquant’anni dal Concilio Vaticano II sono poca cosa, invoca un pastore che si muova come un abile ‘talent scout’, ovvero ‘scopritore di talenti’. Egli dovrà apprendere a valorizzare, ad aiutare e a farsi aiutare, a non accentrare, a spartire parti rilevanti del suo servizio. I laici d’altro canto è opportuno stiano in guardia da atteggiamenti rivendicativi che generano incomprensioni e competizioni inutili. Viene da sé come l’impostare una leadership condivisa sarà frutto di un lungo percorso. Non ci sono ricette preconfezionate. E’ un terreno sul quale procedere sperimentandosi, osando, innovando obbedienti alla Parola e allo spirito di fraternità. Il luogo dove avviare cammini rimane certamente la parrocchia. Essa non è una forma desueta da rottamare. Andrà sapientemente e tenacemente messa in rete con le parrocchie sorelle vicine. Il processo di avvio delle unità pastorali è ancora ai primi vagiti. Se le scambiamo per sovrastrutture imposte dall’alto, come un ulteriore aggravio per le gracili spalle del reverendo di turno, non andremo molto lontani. Sono piuttosto una forma di comunione e di cooperazione per sostenersi, arricchirsi reciprocamente, e per una azione ecclesiale più incisiva. Mettersi ad elaborare piani pastorali a tavolino affaticherà solo lo spirito. E’ incontrandosi, provando a discernere insieme, facendo delle esperienze comuni che ci si affiata, ci si apprezza e si intuiscono le scelte da compiere. Ed infine permettetemi di evocare un ultimo processo pastorale che va sotto il nome di ‘conversione missionaria della pastorale ordinaria’. Una sfida che dovrebbe entusiasmarci. Certe posizioni minimaliste della serie ‘i preti sono stanchi, poverini, non tormentiamoli, è sufficiente che recitino il breviario, dicano messa e vadano a trovare i malati, lasciamo stare tutta questa storia della chiesa in uscita’ le trovo di un disfattismo che fa a pugni con la permanente volontà di riforma dello Spirito Santo. Sono pure fuori posto i propositi faraonici di trasformazione, che il più delle volte si rivelano dissanguanti moltiplicazioni di cose già viste. La pastorale estroflessa e missionaria immagino sia possibile nel lavoro concertato tra molti. Genialità solitarie e carismatiche sono abili solo ad accendere fuochi di paglia. Inoltrarci nel futuro con speranza, in compagnia del Risorto, sarà così una esperienza di fraternità gioiosa, una carovana solidale, un santo pellegrinaggio (cfr EG 87).

 

Don Fabrizio De Toni

Vicario Episcopale per la Pastorale

Articolo pubblicato su Collegamento Pastorale (diocesi di Concordia-Pordenone) del 15.05.2017

http://www.diocesi.concordia-pordenone.it/diocesi_di_concordia___pordenone/uffici_di_curia_e_servizi_pastorali/00004156_Collegamento_Pastorale.html

 

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Verità rigida o misericordiosa?

 

 

 

 

 

 

 

Audio Omelia 14.05.2017

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V Domenica di Pasqua

 

Letture At 6,1-7; Sal 32; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

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Mostraci il Padre

 

 

 

 

 

 

V domenica di Pasqua

Commento al Vangelo Gv 14,1-12

Disse Filippo: ‘Signore , mostraci il Padre e ci basta’. La domanda di Filippo a Gesù, o meglio che l’evangelista Giovanni mette in bocca a Filippo, è la domanda della comunità per la quale Giovanni scrive il Vangelo. Si tratta di un gruppo di credenti che cerca di approfondire, di scavare il mistero, di afferrarlo. In fondo è la domanda che abita nel cuore dell’uomo, che sia o che non sia religioso. E’ stata anche la richiesta intensa di Mosè. ‘Mostrami la tua gloria’ (Es 33,18) dirà a Dio, il quale gli passerà davanti proclamando la sua misericordia e facendosi vedere solo di spalle. Ovvero, si può cogliere qualcosa della sua gloria, del suo ‘peso’, della sua consistenza ed evidenza solo seguendolo, mettendoci dietro alle sue spalle, osservando la sua azione nella storia. Nel nostro caso, osservando con animo libero e stupito l’azione di Gesù. Egli ‘spiega’ il Padre, ne è l’esegeta, lo racconta, lo mostra. Gesù frequenta poveri, peccatori e prostitute. Va a cercarsi gli ultimi. Non tollera ipocrisia e rigore senza misericordia. Predica il dono di sé sino alla fine e ne rimane coerente. Dal profilo della bontà di Gesù si può risalire al profilo della bontà del Padre suo e nostro. Non vi è altra via. ‘Io sono la via, la verità e la vita’ risponderà a Tommaso. Se procediamo per altre vie è fatale cadere nell’immagine di un Dio inconsistente, altro che ‘peso’ (gloria), una sorta di super angelo pronto ad intervenire su richieste degli utenti di turno. La domanda della conoscenza del genitore ce la portiamo dentro nel DNA. Gli operatori famigliari assicurano che i bambini adottati, nonostante vogliano un mondo di bene ai loro genitori adottivi, e sappiano già che il genitore biologico li abbia abbandonati o sia un dipendente da alcool o sostanze, provano un desiderio invincibile di conoscere il padre e la madre che li ha generati. Ai discepoli è data la benedizione di poter toccare le guance di Dio toccando quelle del Figlio. Straordinario sapere inoltre che le nostre di guance, comprese quelle della comunità, possano rivelare il volto e la tenerezza del Padre.

 

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Una classe di nuovi ‘pastori’

 

 

 

 

 

 

Audio Omelia 07.05.2017

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IV Domenica di Pasqua

 

Letture At 2,14.36-41; Sal 22; 1Pt 2,20-25; Gv 10,1-10

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse:

«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.

Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

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