L’energia della fede

Omelia del 06.10.2019

XXVII Domenica del tempo ordinario

Letture: Ab 1,2-3;2,2-4; Sal 94; 2Tn 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

 Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

 Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

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Il don Ruggero associativo


Roveredo in Piano (PN) – Parrocchia di San Bartolomeo

Sabato 28 settembre 2019, in occasione del 50° di Ordinazione presbiterale di don Ruggero Mazzega, è stato presentato il libro “…e diede frutto” a cura di Enri Lisetto che raccoglie testimonianze e foto sulla vita di don Ruggero.

Di seguito un mio contributo entrato nella pubblicazione.

Don Ruggero, più confidenzialmente conosciuto un tempo, nel giro degli amici giovani, come il ‘don Rugi’, negli anni della sua militanza da Assistente diocesano del Settore giovani di Azione Cattolica sarà un prete che si farà apprezzare e amare in fretta. Un pastore che odora di pecora, ed in tal senso quindi un anticipatore del profilo di ministro di Dio tanto caro al magistero di Papa Francesco. Le sue pecorelle le conosce ad una ad una per nome, se le coccola incoraggiandole senza tuttavia negare una parola franca, in nome di ciò che è vero, buono e giusto. Nelle poche note che seguono, intese a tentare un abbozzo del suo profilo, cerco di dar voce quasi letteralmente alle memorie e ai commenti dei giovani dirigenti dell’AC diocesana d’allora. Don Ruggero lo si potrebbe definire ‘polare’, ovvero da una parte cordiale e dall’altra fermo, sorridente ma non melenso, energico e nel contempo portato alla virtù della mediazione, attento alle persone e fedele ai cammini e al bene della chiesa, dalla prossimità paterna eppure non invadente. Talvolta uscivano poche parole dalla sua bocca e tuttavia erano dirette ed efficaci, ne facevano di lui una figura di presbitero essenziale e pragmatico senza scadere dalla saggezza che lo contraddistingueva. Il suo genere letterario come catecheta e omileta era ispirato alla dimensione esperienziale, assolutamente lontano da forme involute o retoriche. Desiderava in modo sommo di assecondare i sogni dello Spirito, e perciò non si sottraeva ad una parola di parresia e di conversione, insomma era un ‘bel’ tipo. Non si dimentichi che la dizione di ‘buon pastore’ secondo il vangelo di Giovanni in realtà andrebbe corretta in ‘bel pastore’, naturalmente nulla a che spartire con il ‘bello’ superficiale e scontato del senso comune. La sua compagnia e il suo accompagnamento formativo sono cercati. E’ una presenza che rilassa, mette di buon umore e alimenta la fiducia. Già parroco di Lestans viene chiamato ad inserirsi nell’equipe diocesana, rimanendovi per due mandati tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Il Settore giovani di AC stava attraversando una fase vivace e feconda, era in piena crescita ed espansione, e per tale ragione domandava il sostegno di un assistente disponibile e capace di slanci generosi. Don Ruggero emergeva come il sacerdote perfetto per rispondere alla richiesta a motivo della dedizione risaputa, dell’abilità nelle relazioni, e dell’entusiasmo nell’azione. Proprio negli anni del suo servizio l’AC nazionale stava affrontando un passaggio storico delicato, dalle notevoli sfide esterne ed interne. In molti si ricordano dell’acceso e teso confronto tra l’ACR e il Settore giovani. Don Ruggero si spende per tessere pazientemente il filo del dialogo e della distensione. Allora le esternazioni e gli umori dei preti, considerati ancora come leaders autorevolissimi e normalmente figure dal carisma spiccato, contavano parecchio per il discernimento e le decisioni da prendere. L’arte relazionale del ‘Rugi’ risulta dirimente e preziosa nel botta e risposta tra le componenti associative e all’interno dello stesso collegio degli assistenti. Aveva la dote della costanza nella routine istituzionale ed organizzativa: in breve apprende a muoversi agevolmente tra le dinamiche associative, studia, partecipa, condivide… il suo tratto umano e pastorale piace moltissimo ai giovanissimi, stimola gli animatori, guida e sostiene l’equipe centrale del Settore. 

Il nostro preferibilmente si trovava a suo agio a lavorare dietro le quinte, evitando di posizionarsi in evidenza sotto la luce dei riflettori. Eppure non sfugge all’occhio clinico di don Antonio Lanfranchi, Assistente Nazionale dei Giovani di AC, futuro vescovo di Cesena e di Modena, il quale lo stana e lo valorizza affidandogli incarichi e compiti durante i campi e i convegni nazionali. Sarà una esperienza che lo struttura nell’autostima affrettandone la maturazione. La sua paternità e capacità di generare alla fede me lo fa accostare all’immagine di Giovanni il Battista. Egli fu l’amico dello Sposo, la lampada che segnalò la Luce, la voce che indicò la Parola. Un gigante che si mise di lato, che diminuì perché un Altro potesse crescere ed essere accolto. Il Battista arrivò all’esito sommo della sua vocazione profetica ‘scomparendo’, ‘morendo’, facendo tutto lo spazio possibile perché il Figlio, e i figli con lui, potesse avanzare libero. Certamente don Ruggero aveva le sue fatiche e fragilità, le quali lo rendevano ancor più umano ed umile, avvicinabile e sapiente. Tra le sue debolezze non vi era posto per l’autoreferenzialità. Nelle meditazioni sulla Parola, che offriva abbondanti, i giovani si identificavano, si ritrovavano, lasciandosi sedurre dalle idealità evangeliche. Incline all’ascolto, stava in guardia dalle ‘ciacole’. Se il gossip per moltissimi è sport frequentato il nostro non vi indulgeva, prediligendo altro genere di attività agonistiche. Il calcio, quello si lo attraeva e lo attrae tutt’ora. Dotato di talento naturale per il dribbling, il palleggio, i colpi di testa, il gioco di squadra, la regia, in campo era praticamente insuperabile. Un vero asso con il quale pochissimi, tra i quali un don Orioldo Marson o un don Dario Roncadin, potevano competere. Nella ‘nazionale’ (si fa per dire) di calcio dei preti di fatto era il capitano. Don Ruggero si ispirava alla Fiorentina, la squadra delle sue passioni, e letteralmente perdeva la testa come fan di Batistuta, tanto da chiamare il suo adorabile gatto, passato alla storia, con il medesimo nome del bomber osannato. In parte anche dai terreni di gioco acquisisce la propensione per la corresponsabilità e la sinodalità (camminare e ‘correre’ insieme). Con i dirigenti dell’ACG non disdegnava un buon calice di vino, preferibilmente di Bulfon, godendo dell’amicizia e della convivialità con giusta moderazione e stile impeccabile. Se possiamo permetterci, oltre alla gratitudine e stima personale ed associativa, don Ruggero non è passato di moda, anzi andrebbe tenuto presente come ‘campione’ pastorale (tanto per mantenere la metafora calcistica) dal quale apprendere l’arte di consentire a Dio di cacciare la palla nella rete dei cuori.

don Fabrizio De Toni

Assistente Nazionale del settore Adulti di Azione Cattolica

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La lectio divina che trasforma la vita

Pochi sanno che la lectio divina, la lettura credente o, se si preferisce, pregata della Parola è… preghiera. Non solo viene riconosciuta come una pratica spirituale, altamente raccomandata dal Concilio Vat. II, che la definisce ‘lettura spirituale’ (DV 25), ma è una forma di preghiera essa stessa. Anzi, per certi versi, da una prospettiva biblica, è la preghiera.

            Normalmente la preghiera, la relazione con il Signore, la immaginiamo come una linea che va dal piccolo all’immensamente grande, dalla creatura al Creatore, dall’uomo a Dio, che sale come una freccia in verticale, cosa certamente corretta. Tuttavia, indagando nella Scrittura, la preghiera prima ancora dovrebbe essere esattamente l’inverso. L’orazione si sviluppa come un movimento che procede da Dio verso l’uomo. Dio prende la parola, non se ne sta muto e desidera che i figli si pongano in ascolto. Quindi, può essere idealmente concepita come ascolto fiducioso della Parola. A conferma di tale limpida verità, rammentiamo che le prime due parole del ‘Padre nostro’ ebraico (il celebre Shemà), da recitarsi al risveglio del mattino e alla sera prima di coricarsi, sono esattamente: “Ascolta Israele”. Se ci pensiamo bene, il Signore stesso prende le parti di un affettuoso e paziente genitore con i piccoli di casa per ragguagliarci: “Sentite un pò! Prima di chiedere che Dio ci ascolti, mettiamoci noi in ascolto di Dio. Questa è la preghiera migliore!”.

            Ha un gran bel daffare Papa Francesco nell’insistere sulla lettura del vangelo. Lui stesso, con pratiche ultra concrete, alla latinoamericana, ha distribuito ripetutamente piccoli vangeli in versione tascabile. Quasi un gesto educativo per incoraggiarci alla preghiera per eccellenza. Ricordo come nel dopo Concilio ci fu un pullulare di gruppi del Vangelo, incontri biblici, percorsi di esegesi, e più tardi gruppi veri e propri di lectio divina, che tuttavia rimasero su un piano di interesse prevalentemente culturale per la Sacra Scrittura, ma non innescarono una consuetudine diffusa e popolare di lettura pregata della Parola. Rigorosamente ragionando, l’assenza di tale pratica fu e si rivela tutt’ora un disastro pastorale e formativo. Il Concilio stesso riporta in merito una lapidaria sentenza di San Girolamo, un gigante tra i Padri della Chiesa: “L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo”. Terribile!

            In una Unità Pastorale ho avuto la grazia di sperimentare per tre anni consecutivi, senza interruzione nemmeno estiva, ogni settimana, la lectio divina sulle letture domenicali. Lettura, meditazione, orazione, contemplazione erano i passi ripetuti per ascoltare i testi. La sana abitudine e il ritmo consentirono ad alcuni giovani e adulti che vi parteciparono di apprendere una lectio divina individuale e quotidiana, della durata di tre quattro minuti non di più, sul vangelo del giorno. E i frutti non tardarono ad arrivare. Posso testimoniare con gioia consolante di aver toccato con mano quanto sia vera l’espressione ‘Scripturae faciunt christianos’ (le Scritture fanno i cristiani), che parafrasa un passaggio di San Agostino. Tra gli argomenti che utilizzo per ribattere all’obiezione che la lectio divina è una proposta buona e possibile solo per monaci, preti e suore, ma non per laici presi dal vortice dell’epoca post moderna, questo è quello che utilizzo maggiormente, essendo esito di una esperienza diretta.

            Ecco perciò la prima trasformazione operata dalla lectio divina, dalla preghiera con e del Vangelo. Si può superare una devozione fatta di preghiere mandate a memoria, di rosari, di novene, di pellegrinaggi, di gesti rituali per approdare ad una devozione che, senza smettere ciò che ha imparato, lo integra dandogli radici e solidità con la preghiera della Parola, la quale a scanso di equivoci per l’ennesima volta va precisato essere preghiera per antonomasia.

            Ve ne è una seconda di trasformazione da mettere in evidenza, che riguarda il discernimento. Mi impressiona come nell’affrontare le sfide della vita accada che non di rado si smarrisca la capacità di una lettura di fede, anzi come talvolta si perda in umanità e ci si dimentichi addirittura del buon senso. Ecco la necessità e l’urgenza di trasformare il cuore, di renderlo sensibile sino a provare gli stessi sentimenti e gusti del cuore di Gesù. La lectio divina obbedisce dopo tutto alla dinamica e al metodo che gli adulti di AC conoscono da tempo nei loro percorsi formativi, ovvero all’interazione ‘vita-parola-vita’. La Parola letta e ascoltata da credenti funziona come una chiave che permette di ‘aprire’, di decodificare la vita con il suo mistero. Nel salmo 199, il più lungo di tutto il salterio, al versetto 105 si recita: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”. Nell’antica Roma esisteva la figura del ‘servus lampadarius’. Egli precedeva i padroni di notte di qualche metro, non di più, con una torcia per favorire l’appoggio sicuro dei passi.

            Senza voler eccedere e prendersi delle indigestioni per scorpacciate bibliche, invito a sperimentarsi e a ritagliarsi tre minuti quotidiani per scrutare la pagina evangelica del giorno. Sarà come la porzione di manna nel deserto per avanzare nel cammino nutriti e fiduciosi. La Parola adagio adagio trasfigura. Non per nulla, “la mia dottrina… come pioggia leggera sul verde, come scroscio sull’erba” (Dt 32,2), purifica le motivazioni, orienta, converte, sagoma i desideri, plasma la sensibilità, modifica i gusti tanto da poter assumere il medesimo ‘palato’ di Cristo. Non si pensi che questa sia meta riservata ad anime elette o a mistici inarrivabili. Paolo nella lettera ai Filippesi, la comunità preferita, esorterà tutti i cristiani, nessuno escluso, con la celeberrima espressione: “Abbiate in voi i medesimi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5). Una interiorità educata evangelicamente saprà operare un discernimento evangelico, appunto. Non cadremo in valutazioni rozze, in una spiritualità mondana e tiepida, vittime di idolatrie che ci allontanano da Dio e da ciò che è vero, buono e giusto. Una trasformazione in profondità germoglierà e fiorirà all’esterno, maturerà i frutti del Regno nella porzione di storia affidataci. Provare per crederci e… sarà primavera!

don Fabrizio De Toni

Assistente Nazionale del settore Adulti di Azione Cattolica

(Articolo tratto dalla rivista trimestrale dell’Azione Cattolica italiana Segno nel Mondo – n. 3/2019)

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Vera e falsa umiltà

XXII Domenica del tempo ordinario

Omelia del 01.09.2019

Letture: Sir 3,17-20.28-29; Sal 67; Eb 12,18-19.22-24; Lc 14,1.7-14.

Dal Vangelo secondo Luca

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

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Gesù difende questa prassi di misericordia che viene da un cuore materno che è il grembo del Padre

Video commento del Vangelo di Domenica 15 settembre 2019 (Lc 15,1-32):

Dal Vangelo di Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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Porta da sfondare

Omelia del 25.08.2019

XXI Domenica del tempo ordinario

Letture: Is 66,18-21; Sal 116; Eb 12,5-7.11-13; Lc 13,22-30.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

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Concentrazione di bellezza

Omelia del 15.08.2019

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Letture: Ap 11,19;12,1-6.10; Sal 44; 1Cor 15,20-26; Lc 1,39-56.

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

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Fuoco e divisione

The Crossing (Il passaggio)
Bill Viola
(dal canale Youtube della Comunità di Bose)

Omelia del 18.08.2019

XX Domenica del tempo ordinario

Letture: Ger 38,4-6.8-10; Sal 39; Eb 12,1-4; Lc 12,49-53.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

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Rimbocchiamoci le vesti e mettiamoci al servizio incontreremo un Dio che ci ha preceduto

Video commento del Vangelo di Domenica 11 agosto 2019 (Lc 12,32-48):

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

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Intercessione

Audio Omelia 28.07.2019

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Letture: Gen 18,20-32; Sal 137; Col 2,12-14; Lc 11,1-13.

Dal Vangelo secondo Luca Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”». Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

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