Note sulla Visita Pastorale 2017-2020 del Vescovo Giuseppe Pellegrini – Diocesi di Concordia-Pordenone

Articolo pubblicato su “Orientamenti Pastorali”

La Visita Pastorale della diocesi di Concordia-Pordenone, avviata lo scorso 10 settembre, andrà a coprire un arco temporale di tre anni rifacendosi al racconto biblico dell’incontro con Zaccheo. Più che una presentazione ordinata, cerchiamo di individuare nella Lettera Pastorale che la accompagna gli elementi strutturali e maggiormente significativi. Non mancano scelte interessanti ed inedite. Vediamo con ordine. Il racconto della conversione di Zaccheo dà il titolo al documento del vescovo Giuseppe: ‘Oggi devo fermarmi a casa tua’ (Lc 19,5). Contestualmente alla Lettera si è consegnata ad ogni comunità parrocchiale un’icona artistica da posizionarsi, come elemento di richiamo e di comunione, in ogni chiesa. Si notano con sorpresa due dettagli di fantasia: una scala appoggiata al sicomoro, e un Zaccheo che per scendere appoggia il suo piede destro sulla mano di Gesù aperta nel gesto di sostenere, e quello sinistro direttamente sulla coscia piegata sempre di Gesù. Così può “scendere”, come in un battesimo, nel mistero della Misericordia. Un incontro che si prolungherà a casa, alla mensa della gioia e della conversione/condivisione. Va detto che la simbolica della casa e dell’incontro con questo ‘figlio di Abramo’ non viene utilizzata in modo strumentale o giustapposto, quasi come un “francobollo” autorevole da appiccicare su un documento già bell’è scritto. La pagina evangelica di fatto si colloca come motore ispiratore dei criteri e dello stile della Visita. Essa vuole essere un evento che dia spazio all’incontro e alle relazioni in un clima cordiale e famigliare. Per tale ragione si intente evitare si affrettare i ritmi e di spalmarla su più anni. Contestualmente la chiesa diocesana comunque affronterà degli itinerari annuali integrandoli in modo armonico con la Visita. Quindi, nel 2017-2018 ci si concentrerà sulla pastorale famigliare per dare gambe alle indicazioni dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, nel 2018-2019 sull’area della povertà, nel 2019-2020 sui giovani all’indomani del Sinodo a loro riservato e certamente con una edita Esortazione ad hoc. Va ricordato inoltre che la Lettera sulla Visita è il frutto di un cammino sinodale piuttosto articolato e paziente. Si sono coinvolti Consiglio Pastorale Diocesano, Consiglio Presbiterale, Consigli Pastorali Parrocchiali e di Unità Pastorale, Presbiteri nelle rispettive Foranie. Le finalità della Visita Pastorale le abbiamo desunte di default dal n° 220 del Direttorio dei Vescovi. Ne abbiamo ricavate quattro. E ora lascio parlare direttamente la Lettera.

<<Possiamo individuare quattro intenzioni prioritarie.

ASCOLTO. Innanzitutto nella Visita pastorale il vescovo si prenderà cura dei ‘contatti personali’, ovvero delle relazioni. Ne emerge come la fretta, il bisogno di arrivare ovunque e a tutti, non sono dei buoni consiglieri. L’ascolto domanda di essere empatico, fraterno e paterno. E nello stesso tempo franco e schietto. Si innescano, così, sentimenti di fiducia, che favoriscono l’apertura del cuore, il senso di appartenenza, la gioia di lavorare per la medesima vigna. La genialità pastorale, se non è preceduta dall’arte dell’ascolto, è votata al fallimento.

CONSOLAZIONE. Il Direttorio ci ricorda che la Visita pastorale è “occasione per lodarli, incoraggiarli e consolarli”. Pensare che quanti si impegnano nell’azione ecclesiale non debbano essere gratificati, e che l’uomo di Dio non sa che farsene della consolazione che viene dalla gratitudine, è da presuntosi. La stima e la lode, nelle forme che la fantasia suggerirà, sono come un balsamo che ‘scende’ sul volto e sul cuore di quanti le ricevono (cfr. Salmo 133).

CONVERSIONE. La terza intenzione che possiamo individuare ce la suggerisce l’espressione: “La visita è occasione per richiamare tutti i fedeli al rinnovamento della propria vita cristiana e ad un’azione apostolica più intensa’’. Si tratta di esortare ad una sana conversione personale e pastorale, prendendo coscienza della reale situazione pastorale della comunità e di alcune scelte necessarie da mettere in atto. Il primato spetta alla Parola che possiede una forza educativa, spinge ad una conversione permanente. Impossibile per chi la prende sul serio e se ne nutre quotidianamente annoiarsi e rimanere bloccati sul ‘Si è sempre fatto così’ (EG 33).

VERIFICA. La Visita pastorale ‘‘consente di valutare l’efficienza delle strutture e degli strumenti destinati al servizio pastorale’’. Si evince la necessità di una verifica puntuale ed approfondita su: situazione amministrativa, strutture e beni artistici, mezzi per rendere possibile i servizi di evangelizzazione. Trasparenza e senso di corresponsabilità impediranno la percezione di sentirsi messi in imbarazzo o infastiditi>>.

Il punto dirimente è certamente quello dell’ascolto all’interno di una relazione di accoglienza, di fiducia e di franchezza. Il Vescovo troverà del tempo per incontrare individualmente i singoli presbiteri e i Vice Presidenti dei Consigli Pastorali. Oggi è sotto gli occhi di tutti come la debolezza nella cura delle relazioni comprometta seriamente il lavoro pastorale, arrivando a renderlo affaticante, carico di tensioni, se non nel peggiore dei casi (e non raramente) vano. L’affermazione è di una evidenza solare che non abbisogna di ulteriori giustificazioni. L’ascolto consentirà un discernimento episcopale e comunitario su materiali reali, superando stereotipi e superficialità. Che non capiti come a quel vescovo di una piccola diocesi del centro Italia, il quale dopo una accalorata e argomentata consegna di orientamenti pastorali al termine di un Consiglio Pastorale si è sentito rispondere in modo piccato: <<Ma guardi eccellenza che queste cose noi le stiamo facendo già da cinque anni!>>. Sarebbe uno smacco diseducativo. Ecco il motivo di tanta enfasi sul prestare ascolto. Insieme ad orecchi tesi e cuore aperto, ed ecco così un aspetto fortemente innovativo, la Visita Pastorale privilegerà innanzitutto il livello delle Unità Pastorali. <<la Visita pastorale ci offrirà l’opportunità per esaminare il cammino pastorale delle nostre parrocchie ed Unità Pastorali, per compiere il passaggio “da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria” (EG 15)>>. La diocesi da tempo è impegnata in una “riforma” dell’assetto territoriale. Si è sposata con forza la proposta di una pastorale integrata contenuta nella Nota Pastorale della CEI, documento profetico già del 2004 ma non certamente superato, “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”. La Visita potrà essere occasione provvidenziale per spingere ulteriormente su un processo pastorale già in corso. Le singole parrocchie non andranno smantellate. Tuttavia i “campanili” sono chiamati ad allearsi per intonare una pastorale decisamente missionaria, pronta ad entrare nelle “soglie” di fede degli uomini e delle donne di oggi, determinate dai loro bisogni e passaggi di vita. Così recita la Lettera: <<Una Chiesa sinodale e corresponsabile, presente nel territorio con un nuovo volto e un nuovo stile: quello delle Unità Pastorali. In questo modo sarà possibile una piena valorizzazione dei laici e degli organismi di partecipazione per una autentica pastorale integrata, dove le varie parrocchie, abbandonando la pretesa di autosufficienza, si collegheranno tra loro per formare ed essere una Chiesa comunione e missionaria… Riserverò ampio spazio per l’incontro con il Consiglio di Unità Pastorale, motore della pastorale unitaria e integrata della zona ed espressione di una ministerialità più diffusa. Sarò accompagnato dal vicario della pastorale e da qualche altro convisitatore… Alcuni mesi prima della Visita pastorale, la segreteria generale effettua un incontro con i moderatori e i parroci delle Unità Pastorali della Forania prescelta. Saranno consegnati degli strumenti (pastorali e liturgici) per il lancio, la promozione, e il cammino di avvicinamento alla Visita Pastorale… Andranno sollecitati innanzitutto i Consigli pastorali parrocchiali e i Consigli di Unità Pastorale per un discernimento sulla situazione pastorale attuale, e una raccolta di aspettative sul futuro. In un secondo momento la segreteria generale incontrerà in un’unica serata tutti gli operatori pastorali di ogni singola Unità Pastorale. Nella serata, dopo un avvio comune, ci si dividerà per quattro ambiti: Evangelizzazione, Liturgia, Carità, Socio-Culturale. I convisitatori (facenti parte della segreteria generale, referenti degli uffici diocesani e membri dell’Equipe diocesana per le Unità Pastorali) avranno il compito di ascoltare gli operatori pastorali su alcuni punti comunicati in anticipo: analisi della situazione di fatto, vita di fede, elementi di forza, criticità e scelte per l’avvenire. I convisitatori raccoglieranno gli interventi e redigeranno una relazione per ogni ambito pastorale. Il documento, composto di alcune brevi cartelle, sarà consegnato al vescovo, ai presbiteri e a tutti gli operatori pastorali dell’Unità Pastorale. Esso fornirà un materiale prezioso innanzitutto al vescovo per una Vista pastorale efficace e mirata>>. Per rispettare e non infastidire alcune zone della Diocesi, ancora in cammino rispetto ad una ristrutturazione per Unità Pastorali, si è introdotto il principio della “flessibilità”. Ogni Unità Pastorale disegnerà in stretta collaborazione con la Segreteria della Visita Pastorale il percorso della Visita stessa che, in talune situazioni, potrà avere uno sbilanciamento sull’ambito parrocchiale piuttosto che su quello della zona pastorale. Da ultimo si è deciso che: <<Ritengo realisticamente che la Visita Pastorale possa durare tre anni (2017-2020), cosicché potremmo concluderla con una ASSEMBLEA DIOCESANA, da celebrarsi presumibilmente agli inizi del 2021, dove raccoglieremo le indicazioni e i frutti della Visita, che diventeranno le linee guida per il successivo cammino della diocesi e delle nostre comunità cristiane>>. Il sogno che la chiesa di Concordia-Pordenone condivide con la chiesa intera, sulla spinta formidabile di EG, è di imparare ad uscire, a sporcarsi mani e piedi, a cercare chi si è perduto o è stato scartato, senza dimenticare che il primo a mettersi in ricerca è Dio stesso con il suo grido accorato “Adamo dove sei” (cfr Gen 3). E’ il Signore Gesù il missionario per eccellenza a prendere l’iniziativa entrando in “Gerico”, e non smettendo di attraversare le piazze delle nostre città.

Don Fabrizio De Toni

Assistente nazionale Settore Adulti di Azione Cattolica

già Vicario per la Pastorale della Diocesi di Concordia-Pordenone

 

Il testo della Lettera Pastorale potete scaricarlo al seguente indirizzo:

http://www.diocesi.concordia-pordenone.it/diocesi_di_concordia___pordenone/il_vescovo_mons._giuseppe_pellegrini/00010384_Visita_Pastorale_2017_2020.html

 

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Vigilanza debole

 

La mano di Dio opera di Auguste Rodin       Parigi, Museo Rodin.

 

Audio Omelia 03.12.2017

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I DOMENICA DI AVVENTO

Letture Is 63,16-17.19.64,2-7; Sal 79; 1 Cor 1, 3-9; Mc 13,33-37

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

 

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Dio è donna

 

 

 

 

 

 

Dio è donna opera di Marcello Vandelli

 

 

 

Audio Omelia 26.11.2017

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DOMENICA DELLA XXXIV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Letture Ez 34, 11 -12.15 – 17; Sal 22; 1 Cor 15, 20-26.28; Mt 25, 31- 46

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

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La mappa della settimana

Fratel Enzo Biemmi (responsabile del progetto Secondo annuncio) durante il pomeriggio di apertura della settimana di laboratorio “appassionarsi e compatire”,  tenutosi quest’anno da domenica 2 a domenica 9 luglio, ha messo in luce il filo rosso delle giornate ponendo l’accento su tre convinzioni che stanno alla base del progetto:

  1. Il secondo annuncio è il kèrygma che si fa sempre più carne nella vita degli uomini e delle donne. Sono le pasque di cui le persone fanno esperienza nella vita. È necessario che l’annuncio evangelico si accordi non solo rispetto al contenuto e quindi all’atto oggettivo della fede ma anche allo spartito stesso della vita di coloro che accolgono il Vangelo.
  2. Il secondo annuncio chiede un secondo ascolto. La Chiesa deve uscire dall’ascolto che si limita solo alle pagine bibliche, alla tradizione o ai piani pastorali. È  tempo di aprirsi a quanto il Vangelo ha da dirci attraverso il vissuto delle persone, è tempo di assumere lo stile del “secondo ascolto”.
  3. Il secondo ascolto è spiazzante e domanda il coraggio di una conversione della pastorale ecclesiale. Quello che ci è chiesto è di avviare un processo di disorganizzazione e riorganizzazione dei nostri piani pastorali mettendoci in ascolto di quanto lo Spirito ha da dirci oggi.

Di seguito l’audio della relazione di Fratel Enzo Biemmi dal titolo “La mappa della Settimana

 

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Per una Chiesa che sa appassionare

Lunedì 3 luglio 2017 Don Giuseppe Laiti (docente di patrologia presso l’ISSR di Verona) ha aperto la settimana di laboratorio sulle pratiche di annuncio del Vangelo nei passaggi della vita adulta a Santa Cesarea Terme (LE)  presso la casa diocesana “Oasi Martiri Idruntini” (da domenica 2 luglio a domenica 9 luglio).

Il tema di quest’anno era  appassionarsi e compatire: quarta tappa del cammino del progetto Secondo annuncio.

Di seguito è possibile ascoltare l’audio della relazione di Don Giuseppe Laiti dal titolo: “Per una Chiesa che appassiona“.

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Sterilità e generatività

Soleil au ventre  (Il sole nel grembo) – Arcabas

Audio Omelia 25.11.2017

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SABATO DELLA XXXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Letture 1Mac 6,1-13; Sal 9; Lc 20, 27-40

Dal Vangelo secondo Luca 20,27-40

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadduccei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: “Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie”.

Gesù rispose: “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui”.

Dissero allora alcuni scribi: “Maestro, hai parlato bene”. E non osavano più fargli alcuna domanda.

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I poveri come ‘talenti’?

Audio Omelia 19.11.2017

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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Letture Pr 31,10-13.19-20.30-31; Sal 127; 1 Ts 5,1-6; Mt 25, 14-30

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.

Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

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48° Settimana sociale. Bruni: “La ricchezza va condivisa”

Cagliari, 27 ottobre 2017

L’economista Luigino Bruni ha aperto la sessione plenaria della seconda giornata della 48° Settimana Sociale dei cattolici italiani con una riflessione biblica sul libro di Qohelet.

Audio della riflessione di Luigino Bruni.

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Video della riflessione di Luigino Bruni.

 

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Santità impossibile?

Audio Omelia 01.11.2017

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TUTTI I SANTI

Letture Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12

Dal Vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e

si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro

dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed

esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

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Costruire la comunità per rendere visibile il Vangelo

Diocesi di Concordia- Pordenone

Giovedì 5 ottobre 2017 – Formazione permanente del Clero

Audio dell’intervento di Don Giuliano Zanchi della Diocesi di Bergamo dal titolo: “Costruire la comunità per rendere visibile il Vangelo”

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