Lui sta a casa con te!

In un tempo di prova generata dal Covid gli occhi del cuore sembrano spegnersi e chiudersi. La narrazione della guarigione del cieco nato ci esorta alla speranza. Dio può farci sperimentare la grazia dell’apertura degli occhi per contemplare la bellezza della vita e prenderne parte… insieme con Lui. Occhi che si chiudono, occhi che si aprono alla speranza! (Don Fabrizio De Toni)

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I sogni di Dio sulla città

Dal 3 al 5 maggio, a Chianciano Terme (SI), si è tenuto il Convegno Nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica dal titolo “Un popolo per tutti. Riscoprirsi fratelli nella città”. 

Il Convegno si è aperto con una Liturgia della Parola. Nella lectio si è messo a confronto il racconto biblico della torre di Babele (Gen 11,1-9) con la Pentecoste, ovvero l’anti-Babele (At 2,1-11), evocando le sfide della città (umanità) contemporanea.

Audio della breve Lectio di Don Fabrizio De Toni (assistente per il settore adulti di Ac ed assistente del Mlac)

Genesi 11,1-9 

Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Atti 2,1-11

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia,  della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».

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Domenico Marino Intelligenza artificiale con–tro intelligenza umana?

Sabato 6 ottobre 2018, presso la sala conferenze del dipartimento DIGIEC dell’università mediterranea di Reggio Calabria, si è tenuto il Seminario Nazionale organizzato dal MLAC dal titolo: “Intelligenza artificiale con–tro intelligenza umana?”.

Il dott. Domenico Marino, docente di Politica economica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha illustrato come l’intelligenza artificiale non è semplicemente uno strumento di innovazione tecnologica ma è anche capace di influenzare il nostro modello di comportamento. Ne è un esempio l’uso dello smartphone che, oltre ad aver cambiato il nostro stile di vita, ha permesso, attraverso le nostre iterazioni, di fornire una serie di informazioni sui nostri gusti, passioni, hobby, etc… utilizzate poi per operazioni di marketing e non solo.

Il dott. Marino ha messo in luce inoltre come l’intelligenza artificiale oggi si sia spinta oltre:  se prima l’azione compiuta da un robot scaturiva da un input a cura del programmatore, oggi gli stessi sono in grado di prendere decisioni autonome e di imparare dall’esperienza, dai propri errori (machine Learning).

Tutto questo apre interessanti scenari soprattutto per le fasce deboli dove l’intelligenza artificiale è in grado di superare e/o supportare alcune disabilità anche se lo scoglio maggiore resta comunque il problema degli investimenti.

In tema della tutela dei diritti del lavoratore e della persona, ha sottolineato il dott. Marino, l’attenzione non deve essere solo nella produttività riscoprendo necessariamente l’importanza della promozione dell’essere umano. L’intelligenza artificiale quindi pone sicuramente dei vantaggi in questo senso ma è anche chiaro che vi sono dei rischi, averne coscienza permette di costruire un mercato del lavoro non solo più produttivo ma anche più equo.

Di seguito è possibile ascoltare l’intera relazione “l’intelligenza artificiale nella nostra vita” del dott. Domenico Marino.

 

 

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Chiara Scardicchio: “Attraversare la fragilità e la morte”

 

 

 

 

 

Giunta all’ultimo anno,  l’esperienza della settimana di laboratorio “Secondo Annuncio” , svoltasi dal 1 all’ 8 luglio a Santa Cesarea Terme (LE) presso la casa diocesana “Oasi Martiri Idruntini“, ha dato voce a buone pratiche di annuncio concentrandosi sullo sperimentare la fragilità e vivere il proprio morire.

Di seguito è possibile ascoltare la relazione della dott.ssa Antonia Chiara Scardicchio “Attraversare la fragilità e la morte”.

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Grazia Papola: “La misura dei giorni. L’esperienza di Giobbe”.

 

E’ giunta all’ultimo anno l’esperienza della settimana di laboratorio “Secondo Annuncio” svoltasi dal 1 all’ 8 luglio a Santa Cesarea Terme (LE) presso la casa diocesana “Oasi Martiri Idruntini“.

In questi anni il progetto ha raccolto, analizzato e rilanciato buone pratiche di annuncio nei passaggi fondamentali della vita:

  1. generare e lasciar partire (l’esperienza della genitorialità nelle sue varie fasi)
  2. errare (nel significato di esplorare e di sbagliare)
  3. legarsi, lasciarsi, essere lasciati (l’esperienza degli affetti)
  4. appassionarsi e compatire (il lavoro e la festa, la politica, il volontariato…)
  5. sperimentare la fragilità e vivere il proprio morire

Di seguito è possibile ascoltare la relazione di Sr. Grazia Papola “La misura dei giorni. L’esperienza di Giobbe”.

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