Francesco e Maria in Evangelii Gaudium

“Madonna del Magnificat” Sandro Botticelli

Galleria degli Uffizi – Firenze

 

 

 

 

 

 

 

Chiusura classica, mariana, ma non scontata quella di Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. Maria entra a pieno titolo nell’azione riformatrice e nella conversione missionaria della chiesa tanto da essere definita ‘Madre dell’evangelizzazione’. Cinque brevi numeri dai quali emergono delle coordinate utili per la spiritualità laicale. Nel testo si lega insieme, con un procedere libero e pieno di calore senza schematismi razionali, la dimensione materna e quella credente di Maria. Evitando così di perdere da una parte una presenza di accompagnamento e di consolazione tipici della madre, e dall’altra di scadere in devozionalismi sdolcinati e per nulla evangelici. Rifacendosi alla passione di Giovanni, tutta tessuta di rimandi simbolici, viene richiamato che nell’: <<Ecco tua Madre!>> (cfr Gv 19,26-27) Gesù stesso affida al discepolo amato, ovvero alla chiesa amata la sua stessa madre. Contravvenendo ad un refrain della predicazione mariana, EG non parla in prima battuta di ‘Maria che ci conduce a Gesù’ o di ‘Madre che ci porta al Figlio’, verità peraltro cristallina, ma in termini più suggestivi di ‘Cristo che ci conduce a Maria’. Ce l’affida, ce la consegna allargando il cuore materno di Maria. Quindi EG la presenta come vera madre, di quelle che camminano accanto. <<Missionaria che si avvicina a noi… combatte con noi ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio>>. Poi prosegue valorizzando la pietà popolare mariana, come luogo di consolazione e di sano recupero delle energie per un cammino di fedeltà al vangelo. Direi che la parte più densa e consistente è dedicata a Maria come donna di fede, come discepola del Figlio. Mi piace richiamare la pagina provocatoria dei sinottici (vedi ad es. Lc 8,19-21) dove Maria in visita con il suo clan si sente rispondere da Gesù, in termini apparentemente irriguardosi: <<Mia madre e i miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica>>. San Agostino argomentava in modo “scandaloso” che Maria è certamente più grande come discepola che come madre. Proprio perché obbediente (da ob audire), discepola dell’ascolto libero e operativo, ella diviene feconda, generativa, madre della Parola. Sotto questo profilo va considerata come <<modello ecclesiale per l’evangelizzazione>>. Ovvero discepola esemplare ed attraente. Per rinforzare la sua idealità evangelica, EG fa appello ad un celebre assioma dei padri della chiesa, il quale parafrasando risuona così: ciò che si intende di Maria può essere inteso della chiesa, e viceversa ciò che si intende della chiesa può essere inteso di Maria. Qui riporto in fila una galleria di espressioni di EG con un briciolo di libertà, i cui rimandi biblici sono facilmente intuibili. <<Maria si è lasciata condurre dallo Spirito attraverso un itinerario di fede… Conserva le cose meditandole nel suo cuore… Lodava Dio… E’ donna orante e lavoratrice a Nazaret… Non le sono mancate fasi di aridità, di nascondimento e di fatica vivendo nell’intimità con il mistero… E’ colei che parte dal suo villaggio per aiutare gli altri>>. Discepola umanissima, colma di tenerezza, non esentata da incertezze e prove. Madre eppure sorella. Mi permetto, soffermandomi su un paio di questi passaggi, di sottolineare la sua serietà nel discernimento. Vocazionale anzitutto. E’ da togliersi dalla testa che giovane ragazza sia arrivata al suo “si” in modo automatico e superficiale. Ha indagato, si è interrogata ed ha interrogato il Signore, lottando con Colui che la chiamava, cercando di decifrare il progetto che le veniva proposto. Nella scena della natività la sorprendiamo meditativa. Si sforza di andare in profondità, di scrutare il senso di ciò che accadeva per coglierne la verità e la bellezza. Non un’oca giuliva in balia degli eventi, una adolescente ammalata di protagonismo e circuita da Dio. Piuttosto, intelligente, da intus-legere, desiderosa di scavare e di andare in profondità. Ed infine creatura grata, sulla cui bocca è fiorito il Magnificat, il canto della gratitudine condiviso con la chiesa primitiva. In lei non ci sono narcisismi e stati emotivi da fanatica. Il suo discernimento è lucido  e perciò prova gioia, legge le tracce evidenti dell’amore di Dio, gusta la tenerezza dell’Altissimo, nasce in lei come una sorpresa la gioia e non può fare a meno di liberare l’entusiasmo cantando e lodando. Non è raro che nei nostri circuiti associativi ed ecclesiali per timore di essere eccessivi, e figli di alcuni vecchi principi della serie <<chi si loda si imbroda>> o di un mal inteso <<quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato dite: “Siamo servi inutili”>> (Lc 17,10) si finisca con l’essere freddi ed ingrati, mortificando la gioia che domanda di uscire allo scoperto, perdendo una grossa occasione per contagiare e per evangelizzare. Maria è come un’operatrice pastorale o una/un laica/o che ‘prende l’iniziativa, non dorme; si coinvolge e coinvolge con libertà; accompagna in modo amorevole e generoso l’impresa missionaria della chiesa; fruttifica; festeggia’ (cfr. il titolo del n° 24 di EG). Orientamenti suggestivi per il cammino formativo credente, di quanti vogliono dentro agli ambienti relazionali, professionali, domestici, sociali raccontare e praticare il Vangelo, sentendosi incoraggiati dalla Madre.

Don Fabrizio

Articolo tratto dalla rivista “Segno” dell’Azione Cattolica Italiana

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Laudato SI’

 

Venerdì 7 luglio, nel corso della settimana di laboratorio del progetto “Secondo annuncio“, Simone Morandini è intervenuto sul tema dell’appassionarsi attraverso un approfondimento sull’Enciclica ‘Laudato Si’ seguito dalla relazione di S.E. Luigi Renna.

Di seguito l’audio dell’ intervento di Simone Morandini

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e l’audio della relazione di S.E. Luigi Renna

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La caduta delle maschere e lo svelamento delle passioni.

Mercoledì 5 luglio, nel corso della settimana di laboratorio del progetto “Secondo annuncio“, Sr. Grazia Papola ha affrontato il tema delle passioni attraverso le figure di Qoelet, Elia e Giona. Nella sua relazione, “La caduta delle maschere e lo svelamento delle passioni”, ha sottolineato come spesso può capitare di costruirsi un’immagine di Dio a misura delle proprie paure, rischiando di paralizzare la propria vita, impedendoci di giocarci per qualcosa di bello. Il rapporto con Dio si trasforma così in un rapporto calcolato, perfettamente in linea con norme e precetti ma non libero di andare in profondità. E’ l’immagine di un Dio duro che di fatto ci rende incapaci di far pulsare la vita dentro a tutto ciò che facciamo.

Di seguito l’audio del suo intervento.

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Sr. Grazia Papola è una suora orsolina di san Carlo. Ha conseguito il baccalaureato in teologia alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, la Licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico e il dottorato in Teologia Biblica alla Pontificia Università  Gregoriana. Insegna all’Istituto di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona.

 

 

 

 

 

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Lucia Vantini. Appassionarsi e compatire. Storie di desiderio

Martedì 4 luglio, nel corso della settimana di laboratorio del progetto “Secondo annuncio“, la filosofa Lucia Vantini si è soffermata sui termini passione, compatire e desiderio dal punto di vista antropologico e teologico.

Nella sua relazione, “Appassionarsi e compatire. Storie di desiderio“, ha sottolineato come le passioni possono parlarci di godimenti che possono essere vissuti come anticipazioni di una salvezza iniziata e non ancora compiuta da spartire nella compassione. Nelle passioni c’è una forza trasgressiva e creatrice che ci fa resistere al male che mortifica la vita e ci conduce ad aprire il nostro sguardo a qualcosa di più profondo invitandoci a tornare all’elementare della nostra vita acceso e risvegliato dall’amore di Cristo che tocca il nostro desiderio.

Le esperienze di secondo annuncio possono istruirci se le sappiamo ascoltare. Quando nelle stesse riusciamo ad individuare che il punto di connessione tra quello che è Gesù e quello che siamo noi è il ritornare all’elementare della vita potremmo affermare di averle sapute ascoltare veramente.

Di seguito l’audio del suo intervento.

 

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Note sulla Visita Pastorale 2017-2020 del Vescovo Giuseppe Pellegrini – Diocesi di Concordia-Pordenone

Articolo pubblicato su “Orientamenti Pastorali”

La Visita Pastorale della diocesi di Concordia-Pordenone, avviata lo scorso 10 settembre, andrà a coprire un arco temporale di tre anni rifacendosi al racconto biblico dell’incontro con Zaccheo. Più che una presentazione ordinata, cerchiamo di individuare nella Lettera Pastorale che la accompagna gli elementi strutturali e maggiormente significativi. Non mancano scelte interessanti ed inedite. Vediamo con ordine. Il racconto della conversione di Zaccheo dà il titolo al documento del vescovo Giuseppe: ‘Oggi devo fermarmi a casa tua’ (Lc 19,5). Contestualmente alla Lettera si è consegnata ad ogni comunità parrocchiale un’icona artistica da posizionarsi, come elemento di richiamo e di comunione, in ogni chiesa. Si notano con sorpresa due dettagli di fantasia: una scala appoggiata al sicomoro, e un Zaccheo che per scendere appoggia il suo piede destro sulla mano di Gesù aperta nel gesto di sostenere, e quello sinistro direttamente sulla coscia piegata sempre di Gesù. Così può “scendere”, come in un battesimo, nel mistero della Misericordia. Un incontro che si prolungherà a casa, alla mensa della gioia e della conversione/condivisione. Va detto che la simbolica della casa e dell’incontro con questo ‘figlio di Abramo’ non viene utilizzata in modo strumentale o giustapposto, quasi come un “francobollo” autorevole da appiccicare su un documento già bell’è scritto. La pagina evangelica di fatto si colloca come motore ispiratore dei criteri e dello stile della Visita. Essa vuole essere un evento che dia spazio all’incontro e alle relazioni in un clima cordiale e famigliare. Per tale ragione si intente evitare si affrettare i ritmi e di spalmarla su più anni. Contestualmente la chiesa diocesana comunque affronterà degli itinerari annuali integrandoli in modo armonico con la Visita. Quindi, nel 2017-2018 ci si concentrerà sulla pastorale famigliare per dare gambe alle indicazioni dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, nel 2018-2019 sull’area della povertà, nel 2019-2020 sui giovani all’indomani del Sinodo a loro riservato e certamente con una edita Esortazione ad hoc. Va ricordato inoltre che la Lettera sulla Visita è il frutto di un cammino sinodale piuttosto articolato e paziente. Si sono coinvolti Consiglio Pastorale Diocesano, Consiglio Presbiterale, Consigli Pastorali Parrocchiali e di Unità Pastorale, Presbiteri nelle rispettive Foranie. Le finalità della Visita Pastorale le abbiamo desunte di default dal n° 220 del Direttorio dei Vescovi. Ne abbiamo ricavate quattro. E ora lascio parlare direttamente la Lettera.

<<Possiamo individuare quattro intenzioni prioritarie.

ASCOLTO. Innanzitutto nella Visita pastorale il vescovo si prenderà cura dei ‘contatti personali’, ovvero delle relazioni. Ne emerge come la fretta, il bisogno di arrivare ovunque e a tutti, non sono dei buoni consiglieri. L’ascolto domanda di essere empatico, fraterno e paterno. E nello stesso tempo franco e schietto. Si innescano, così, sentimenti di fiducia, che favoriscono l’apertura del cuore, il senso di appartenenza, la gioia di lavorare per la medesima vigna. La genialità pastorale, se non è preceduta dall’arte dell’ascolto, è votata al fallimento.

CONSOLAZIONE. Il Direttorio ci ricorda che la Visita pastorale è “occasione per lodarli, incoraggiarli e consolarli”. Pensare che quanti si impegnano nell’azione ecclesiale non debbano essere gratificati, e che l’uomo di Dio non sa che farsene della consolazione che viene dalla gratitudine, è da presuntosi. La stima e la lode, nelle forme che la fantasia suggerirà, sono come un balsamo che ‘scende’ sul volto e sul cuore di quanti le ricevono (cfr. Salmo 133).

CONVERSIONE. La terza intenzione che possiamo individuare ce la suggerisce l’espressione: “La visita è occasione per richiamare tutti i fedeli al rinnovamento della propria vita cristiana e ad un’azione apostolica più intensa’’. Si tratta di esortare ad una sana conversione personale e pastorale, prendendo coscienza della reale situazione pastorale della comunità e di alcune scelte necessarie da mettere in atto. Il primato spetta alla Parola che possiede una forza educativa, spinge ad una conversione permanente. Impossibile per chi la prende sul serio e se ne nutre quotidianamente annoiarsi e rimanere bloccati sul ‘Si è sempre fatto così’ (EG 33).

VERIFICA. La Visita pastorale ‘‘consente di valutare l’efficienza delle strutture e degli strumenti destinati al servizio pastorale’’. Si evince la necessità di una verifica puntuale ed approfondita su: situazione amministrativa, strutture e beni artistici, mezzi per rendere possibile i servizi di evangelizzazione. Trasparenza e senso di corresponsabilità impediranno la percezione di sentirsi messi in imbarazzo o infastiditi>>.

Il punto dirimente è certamente quello dell’ascolto all’interno di una relazione di accoglienza, di fiducia e di franchezza. Il Vescovo troverà del tempo per incontrare individualmente i singoli presbiteri e i Vice Presidenti dei Consigli Pastorali. Oggi è sotto gli occhi di tutti come la debolezza nella cura delle relazioni comprometta seriamente il lavoro pastorale, arrivando a renderlo affaticante, carico di tensioni, se non nel peggiore dei casi (e non raramente) vano. L’affermazione è di una evidenza solare che non abbisogna di ulteriori giustificazioni. L’ascolto consentirà un discernimento episcopale e comunitario su materiali reali, superando stereotipi e superficialità. Che non capiti come a quel vescovo di una piccola diocesi del centro Italia, il quale dopo una accalorata e argomentata consegna di orientamenti pastorali al termine di un Consiglio Pastorale si è sentito rispondere in modo piccato: <<Ma guardi eccellenza che queste cose noi le stiamo facendo già da cinque anni!>>. Sarebbe uno smacco diseducativo. Ecco il motivo di tanta enfasi sul prestare ascolto. Insieme ad orecchi tesi e cuore aperto, ed ecco così un aspetto fortemente innovativo, la Visita Pastorale privilegerà innanzitutto il livello delle Unità Pastorali. <<la Visita pastorale ci offrirà l’opportunità per esaminare il cammino pastorale delle nostre parrocchie ed Unità Pastorali, per compiere il passaggio “da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria” (EG 15)>>. La diocesi da tempo è impegnata in una “riforma” dell’assetto territoriale. Si è sposata con forza la proposta di una pastorale integrata contenuta nella Nota Pastorale della CEI, documento profetico già del 2004 ma non certamente superato, “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”. La Visita potrà essere occasione provvidenziale per spingere ulteriormente su un processo pastorale già in corso. Le singole parrocchie non andranno smantellate. Tuttavia i “campanili” sono chiamati ad allearsi per intonare una pastorale decisamente missionaria, pronta ad entrare nelle “soglie” di fede degli uomini e delle donne di oggi, determinate dai loro bisogni e passaggi di vita. Così recita la Lettera: <<Una Chiesa sinodale e corresponsabile, presente nel territorio con un nuovo volto e un nuovo stile: quello delle Unità Pastorali. In questo modo sarà possibile una piena valorizzazione dei laici e degli organismi di partecipazione per una autentica pastorale integrata, dove le varie parrocchie, abbandonando la pretesa di autosufficienza, si collegheranno tra loro per formare ed essere una Chiesa comunione e missionaria… Riserverò ampio spazio per l’incontro con il Consiglio di Unità Pastorale, motore della pastorale unitaria e integrata della zona ed espressione di una ministerialità più diffusa. Sarò accompagnato dal vicario della pastorale e da qualche altro convisitatore… Alcuni mesi prima della Visita pastorale, la segreteria generale effettua un incontro con i moderatori e i parroci delle Unità Pastorali della Forania prescelta. Saranno consegnati degli strumenti (pastorali e liturgici) per il lancio, la promozione, e il cammino di avvicinamento alla Visita Pastorale… Andranno sollecitati innanzitutto i Consigli pastorali parrocchiali e i Consigli di Unità Pastorale per un discernimento sulla situazione pastorale attuale, e una raccolta di aspettative sul futuro. In un secondo momento la segreteria generale incontrerà in un’unica serata tutti gli operatori pastorali di ogni singola Unità Pastorale. Nella serata, dopo un avvio comune, ci si dividerà per quattro ambiti: Evangelizzazione, Liturgia, Carità, Socio-Culturale. I convisitatori (facenti parte della segreteria generale, referenti degli uffici diocesani e membri dell’Equipe diocesana per le Unità Pastorali) avranno il compito di ascoltare gli operatori pastorali su alcuni punti comunicati in anticipo: analisi della situazione di fatto, vita di fede, elementi di forza, criticità e scelte per l’avvenire. I convisitatori raccoglieranno gli interventi e redigeranno una relazione per ogni ambito pastorale. Il documento, composto di alcune brevi cartelle, sarà consegnato al vescovo, ai presbiteri e a tutti gli operatori pastorali dell’Unità Pastorale. Esso fornirà un materiale prezioso innanzitutto al vescovo per una Vista pastorale efficace e mirata>>. Per rispettare e non infastidire alcune zone della Diocesi, ancora in cammino rispetto ad una ristrutturazione per Unità Pastorali, si è introdotto il principio della “flessibilità”. Ogni Unità Pastorale disegnerà in stretta collaborazione con la Segreteria della Visita Pastorale il percorso della Visita stessa che, in talune situazioni, potrà avere uno sbilanciamento sull’ambito parrocchiale piuttosto che su quello della zona pastorale. Da ultimo si è deciso che: <<Ritengo realisticamente che la Visita Pastorale possa durare tre anni (2017-2020), cosicché potremmo concluderla con una ASSEMBLEA DIOCESANA, da celebrarsi presumibilmente agli inizi del 2021, dove raccoglieremo le indicazioni e i frutti della Visita, che diventeranno le linee guida per il successivo cammino della diocesi e delle nostre comunità cristiane>>. Il sogno che la chiesa di Concordia-Pordenone condivide con la chiesa intera, sulla spinta formidabile di EG, è di imparare ad uscire, a sporcarsi mani e piedi, a cercare chi si è perduto o è stato scartato, senza dimenticare che il primo a mettersi in ricerca è Dio stesso con il suo grido accorato “Adamo dove sei” (cfr Gen 3). E’ il Signore Gesù il missionario per eccellenza a prendere l’iniziativa entrando in “Gerico”, e non smettendo di attraversare le piazze delle nostre città.

Don Fabrizio De Toni

Assistente nazionale Settore Adulti di Azione Cattolica

già Vicario per la Pastorale della Diocesi di Concordia-Pordenone

 

Il testo della Lettera Pastorale potete scaricarlo al seguente indirizzo:

http://www.diocesi.concordia-pordenone.it/diocesi_di_concordia___pordenone/il_vescovo_mons._giuseppe_pellegrini/00010384_Visita_Pastorale_2017_2020.html

 

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La mappa della settimana

Fratel Enzo Biemmi (responsabile del progetto Secondo annuncio) durante il pomeriggio di apertura della settimana di laboratorio “appassionarsi e compatire”,  tenutosi quest’anno da domenica 2 a domenica 9 luglio, ha messo in luce il filo rosso delle giornate ponendo l’accento su tre convinzioni che stanno alla base del progetto:

  1. Il secondo annuncio è il kèrygma che si fa sempre più carne nella vita degli uomini e delle donne. Sono le pasque di cui le persone fanno esperienza nella vita. È necessario che l’annuncio evangelico si accordi non solo rispetto al contenuto e quindi all’atto oggettivo della fede ma anche allo spartito stesso della vita di coloro che accolgono il Vangelo.
  2. Il secondo annuncio chiede un secondo ascolto. La Chiesa deve uscire dall’ascolto che si limita solo alle pagine bibliche, alla tradizione o ai piani pastorali. È  tempo di aprirsi a quanto il Vangelo ha da dirci attraverso il vissuto delle persone, è tempo di assumere lo stile del “secondo ascolto”.
  3. Il secondo ascolto è spiazzante e domanda il coraggio di una conversione della pastorale ecclesiale. Quello che ci è chiesto è di avviare un processo di disorganizzazione e riorganizzazione dei nostri piani pastorali mettendoci in ascolto di quanto lo Spirito ha da dirci oggi.

Di seguito l’audio della relazione di Fratel Enzo Biemmi dal titolo “La mappa della Settimana

 

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Per una Chiesa che sa appassionare

Lunedì 3 luglio 2017 Don Giuseppe Laiti (docente di patrologia presso l’ISSR di Verona) ha aperto la settimana di laboratorio sulle pratiche di annuncio del Vangelo nei passaggi della vita adulta a Santa Cesarea Terme (LE)  presso la casa diocesana “Oasi Martiri Idruntini” (da domenica 2 luglio a domenica 9 luglio).

Il tema di quest’anno era  appassionarsi e compatire: quarta tappa del cammino del progetto Secondo annuncio.

Di seguito è possibile ascoltare l’audio della relazione di Don Giuseppe Laiti dal titolo: “Per una Chiesa che appassiona“.

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48° Settimana sociale. Bruni: “La ricchezza va condivisa”

Cagliari, 27 ottobre 2017

L’economista Luigino Bruni ha aperto la sessione plenaria della seconda giornata della 48° Settimana Sociale dei cattolici italiani con una riflessione biblica sul libro di Qohelet.

Audio della riflessione di Luigino Bruni.

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Video della riflessione di Luigino Bruni.

 

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Costruire la comunità per rendere visibile il Vangelo

Diocesi di Concordia- Pordenone

Giovedì 5 ottobre 2017 – Formazione permanente del Clero

Audio dell’intervento di Don Giuliano Zanchi della Diocesi di Bergamo dal titolo: “Costruire la comunità per rendere visibile il Vangelo”

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Saluto di don Fabrizio De Toni all’Azione Cattolica

Passaggio inatteso e disorientante la chiamata ad entrare in forze presso il Centro nazionale come Assistente degli adulti di Ac. Appena concluso il mio mandato quinquennale come Vicario episcopale per la pastorale nella diocesi di Concordia-Pordenone ero proiettato per almeno altri tre anni come “regista” della Visita Pastorale da pochissimo avviata. Inoltre in diocesi ci stiamo accingendo a por mano ad una energica riorganizzazione dei servizi di curia.
La proposta arrivava energica e suscitava alcune perplessità: uscita di scena dal campo di gioco diocesano in un frangente delicato, congedo da due comunità parrocchiali con le quali si è condiviso un cammino intenso ma nel contempo troppo breve, famiglia con due genitori piuttosto acciaccati che vivono con a carico mio fratello disabile. Il discernimento non si è protratto per molto per arrivare al “sì”.
L’elemento che ha fornito la spinta ultima? Nessuna avance o messa in atto di ammiccamenti per arrivare al Centro nazionale. Era chiara per me che la domanda arrivava dalla Chiesa e dallo Spirito. Perché dire di no a qualcosa che Dio gradisce? E quindi, consapevole di tutta la mia povertà scendo dal Nord… sereno. Prendendo a prestito il linguaggio di Paolo di Tarso, arrischio di “vantarmi” di due dati oggettivi.
Per buona parte debbo la maturazione e la sagomatura del mio profilo vocazionale proprio all’Azione Cattolica, per la quale ho lavorato in questi ultimi anni come Assistente diocesano. Infatti, ho armeggiato come educatore Acr e più tardi Acg. Quindi un certo gusto per la formazione e per una azione pastorale includente i laici mi viene di lì. L’altro elemento di cui vado fiero è una “spina” che mi è stata conficcata nella carne all’età di trent’anni. Sono caduto in uno stato depressivo drammatico. Una debacle trasformatasi successivamente in storia di salvezza. Sono come rinato vocazionalmente: «Quando sono debole è allora che sono forte (2Cor 12,10)»! È il Magnificat che mi sgorga spontaneo dal cuore e non lo posso tacere. Ho appreso che l’arte formativa di Dio è “altra” rispetto ai nostri schemi rigidi e codificati. Lui ama e chi-ama sempre, in modo permanente, forma e plasma i sui figli in ogni frammento della vita, prove incluse. Lungi dall’avvilirmi o dallo spaventarmi è una verità che mi entusiasma, e mi attira esattamente là dove gli aspetti formativi vengono messi all’ordine del giorno.
Conoscendomi, lo dico in modo umoristico, penso che dovrò intercedere ogni mattina la grazia di non dimenticarmi che in AC non sarò il parroco ma l’assistente. La squadra con la quale collaborerò, e che ho già iniziato ad apprezzare, saprà certamente tenere a bada certe smanie adolescenziali. Desidero effettuare un ingresso e una permanenza accentuando l’atteggiamento dell’ascolto: di una memoria e un patrimonio straordinario, di ben 150 anni; di una famiglia piuttosto ricca nei suoi differenti livelli e articolazioni; di una prospettiva missionaria che non si accontenta di conservare le sue economie interne.
Avendo presente l’intervento provocatore e profetico di Papa Francesco al Fiac, il 27 aprile di quest’anno, e l’appassionata relazione del Presidente Matteo Trufelli all’ultima Assemblea nazionale, mi piace l’immagine casalinga della “gamba del tavolo”. Tra Preghiera, Formazione, Sacrificio, Apostolato la zampa prioritaria nella Chiesa sognata in Evangelii gaudium è quella dell’Apostolato, ovvero della Chiesa in uscita.
In uno scenario di identità deboli e aggressive è necessario vigilare sulla tentazione di arroccarsi nella cittadella dei convinti o nel lasciarsi andare allo scoramento. Più che a contarci nei numeri, a badare alle proprie economie di sussistenza o ad occupare spazi di visibilità, siamo sollecitati ad essere Chiesa e Associazione “inquieta”, libera di uscire dalla ripetitività e scontatezza, pronta ad incontrare, ad immergersi tra la gente per narrare la bellezza del Vangelo, impegnata ad educare alla corresponsabilità ecclesiale e sociale, in continuo discernimento coraggioso ed evangelico di ciò che è buono, vero, giusto, bello.
Per concludere, avverto che l’avventura associativa che s’avvia è come una sorta di “secondo annuncio” per me. Sento di essere nuovamente evangelizzato. Mi vengono riproposte le ragioni fondanti del credere per dare a mia volta ragione della fede che mi abita. Insomma, una immersione a tempo pieno nell’Ac, per la quale domando la vostra preghiera perché sia “battesimo” vero e fecondo.

don Fabrizio,
28 settembre 2017

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