Turpiloquio

Di Tv ne vedo sinceramente poca. Solo un pò di spezzatino serale facendo zapping qui e là, indugiando su canali a lingua inglese. Amata e adorata lingua. Mi frullano nella memoria settimanale uno spezzone su Maradona (una autentica galleria di gossip semidemenziale), e un servizio ad hoc sulle parolacce e volgarità dei nostri illustri politici nazionali. Vero e proprio trash, spazzatura maleodorante i cui miasmi rimangono nelle narici della psiche, nelle orecchie e nel cuore. Dall’essere sbracati e insulsi si scivola verso la violenza verbale, si conflittualizza, si crea un clima intossicato. Strano e logico insieme che certe vacanze da distensione si trasformino in occasioni di tensione e di confusione. Psicodramma di fine Estate davanti al quale i più scuotono la testa. E fanno bene! Noi li interpretiamo come segnali di chi si disgusta per ciò che è falso e sa di cartone, di quanti amano ciò che merita, che è bello, buono e vero.

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Vigilare!

‘Vegliate e tenetevi pronti’ (cfr. Mt. 24). Raccomandazione utile ed intelligente in questa fase di fine Estate dove si rischia di mandare anche la fede a fare la nanna oppure ci si ributta negli affanni quotidiani in modo scriteriato ed impulsivo. Vegliare che non va confuso con una sorta di attesa allucinata. Piuttosto si tratta di un atteggiamento credente, di chi scruta e cerca di intercettare i passi del Signore che si muove nel nostro giardino. Chi veglia in questo modo saprà riconoscere la Sua presenza in ogni frammento di vita, anche quello più umile e discreto. Non starà all’erta solo nelle occasioni solenni e straordinarie. Il Signore ama farci visita attraverso le mediazioni classiche (Parola, Sacramenti, Chiesa…), ordinarie (cuore, eventi, emozioni, persone…) e sovente attraverso il mistero della povertà e dell’inatteso (poveri, peccato, dolore, notte dello spirito…). Non c’è allora tempo per annoiarsi e per attendere invano!

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Ansie da spostamento

Non nascondo che in questa fase di cambio, di trasferimento, di uscita e di nuovo approdo pastorale assieme ad una certa tranquillità si mescola e si agita una buona dose di ansia  e di, chiamiamola con il suo nome, paura. Lo voglio confidare questo sentimento nella speranza che possa far bene a qualcuno sapere che anche i preti hanno fifa, sono fatti di carne, non sono risparmiati dalla fatica  e dalla gioia di cercare, o meglio di lasciarsi cercare da Dio il quale ama incontrare le sue creature dentro alle loro fragilità. Mistero grande, mistero biblico, mistero di ciascuno che lo sappia o meno. A tal proposito ripropongo qui una piccola parte di una risposta sull’argomento paura/angoscia ricevuta da un paio di mesi dal mio ‘fratello maggiore nella fede’ che vigila e accompagna il mio percorso. (…) All’inizio è una paura generale, che infatti dovresti riconoscere nella tua vita e nel tuo modo di gestire anche l’apostolato. Ricordi tutte le volte che mi dicevi che dovevi fare qualcosa di nuovo, che non eri soddisfatto, ma che al tempo stesso la gente era contenta di quel che facevi e che quel che facevi era ben fatto (tutte espressioni d’una certa paura, forse del fallimento), (…)  o -più profondamente- paura di te stesso, (…) e chissà se a livello ancor più radicale non c’è anche una certa paura di Dio! Perché può esser importante questa sosta sulla paura che ti vive dentro? Perché la paura ha il potere di sottrarre un grande quantitativo di energia alla nostra psiche, per cui prima o poi ci lascia stremati e con la sensazione d’un grande tormento che ci sconquassa dentro. È precisamente allora che la paura si concentra in uno spauracchio preciso: la morte. Nostra, di chi ci vuol bene o è comunque significativo nella nostra vita. (…) E così il Fabrizietto a quasi cinquant’anni è costretto a riconoscere salutarmente di essere piccolo, bisognoso di recuperare quotidianamente la sua Verità, di lasciarsi a amare da Lui e di imparare ad amare come Lui, di trasformare la paura in storia di salvezza per sé e per i suoi fratelli.

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Valigie da preparare

 

Il 26 Settembre don Fabrizio saluterà le comunità della Valmeduna. Il 17 Ottobre entrerà a Prata. Sarà un pò duretta per il nostro che tra le montagne si trovava non ‘come a casa’ ma ‘a casa’! E’ l’esperienza dell’emigrante in patria o se volete quella più biblica del pellegrino. 23 anni fa disse di ‘no’ ad una sua famiglia preferendo dire di ‘si’ a Dio che lo chiamava e lo seduceva. Ora si ritrova ad avere ed a godere fratelli  e sorelle, padri  e madri, case e campi… una famiglia insomma ancora nuovamente da lasciare in ragione del Regno. Parte quindi grato e commosso e decide di muoversi sereno ed insieme timoroso, povero e tuttavia felice di spendersi per il Vangelo. Se qualcuno ha due minuti di tempo gli tiri dietro un’Ave Maria.

 

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